L’inganno della camomilla e la scienza delle fibre: ecco cosa mangiare davvero per dormire bene

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Per anni ci si è affidati a rimedi della nonna, a una tazza di latte caldo o a un infuso di camomilla, convinti che questi espedienti dell’ultimo minuto potessero spalancare le porte del sonno. Eppure, a giudicare dai risultati emersi da recenti ricerche nel campo della nutrizione, ci si sbagliava. Il meccanismo che regola il riposo notturno, quello vero, profondo e ristoratore, non si aziona con un semplice bicchiere sorseggiato sul letto. La qualità del sonno, come spiegano vari studi – alcuni dei quali condotti su campioni ridotti ma con metodologie rigorose – dipende piuttosto da un modello alimentare costante e consolidato nel tempo. Non esiste una bacchetta magica, insomma, ma esistono abitudini che, se mantenute con regolarità, possono letteralmente trasformare le nostre notti.

Una delle scoperte più interessanti riguarda il consumo di fibre. Mangiare grandi quantità di frutta e verdura non è solo una delle migliori forme di prevenzione per le malattie croniche, ma porta con sé un effetto collaterale gradito che si manifesta a diverse ore di distanza dalla cena. Chi segue una dieta particolarmente ricca di questi elementi, infatti, tende a trascorrere più tempo nella fase di sonno profondo, quello stadio cruciale per il recupero fisico, per la memorizzazione delle informazioni e per i benefici a carico del sistema immunitario. Uno studio condotto dal Weizmann Institute of Science e condiviso su medRxiv ha monitorato per due giorni circa 3.500 partecipanti con un dispositivo approvato dalla FDA, dotato di sensori su petto, polso e dita. I risultati sono stati chiari: chi consumava più fibre della media ha goduto di un sonno più ristoratore, con un aumento del 3,4% del tempo speso nella fase profonda e una riduzione del 2,3% del sonno leggero. L’ipotesi, tutta da verificare, è che la fermentazione intestinale di queste fibre generi acidi grassi a catena corta come il butirrato, sostanze in grado di ridurre l’infiammazione e di influenzare positivamente il dialogo tra intestino e cervello.

Il piatto della sera, tra orari e scelte consapevoli

Non è solo questione di cosa finisce nel piatto, ma anche di quando. La cena ideale, secondo gli esperti, dovrebbe essere consumata almeno due ore o due ore e mezza prima di coricarsi, per consentire all’organismo di completare la digestione e non arrivare a letto con il metabolismo ancora in piena attività. Maria Izquierdo, professoressa di nutrizione all’Università di Barcellona, è categorica: la cena perfetta deve essere leggera ma completa. Meglio prediligere verdure, magari cotte per favorirne la digeribilità, abbinate a una fonte proteica magra come pollo, pesce o tofu, e una piccola quantità di carboidrati complessi, come patate o riso integrale. Questi ultimi, in particolare, aiutano a mantenere stabile il sonno, anche se con l’avanzare dell’età è consigliabile ridurne le quantità per non affaticare la gestione notturna degli zuccheri nel sangue. Bocciata senza appello l’idea di uno yogurt con frutta, spesso considerato leggero: questa combinazione, ricca di zuccheri semplici, rischia di frammentare il riposo e di rendere il sonno intermittente.

I nemici a tavola: zuccheri, grassi e alcol da bandire

Se le fibre sono alleate preziose, ci sono veri e propri sabotatori del sonno che popolano le nostre cene. I grassi saturi, ad esempio, riducono il tempo dedicato al sonno profondo, quello più riparatore. Allo stesso modo, gli zuccheri semplici non fanno che aumentare il numero di risvegli notturni, regalando un riposo frammentato e poco rigenerante. Ma il pericolo maggiore, forse, è rappresentato dall’alcol. Spesso percepito come un alleato del sonno per via del suo iniziale effetto sedativo, in realtà compromette pesantemente le fasi profonde del riposo, lasciando al risveglio una sensazione di stanchezza ancora maggiore. Caffè, tè nero e bevande eccitanti, poi, vrebbero banditi già dal primo pomeriggio, considerato che la caffeina resta in circolo per ore alterando la qualità del sonno e rendendo più nervosi. Anche i formaggi stagionati, ricchi di tiramina e sodio, possono stimolare la sete e favorire l’insonnia, mentre cibi troppo salati o speziati affaticano la digestione e innalzano la temperatura rea, rendendo più difficile il raffreddamento fisiologico necessario per addormentarsi.

Alcuni frutti e lo strano caso del kefir con i mirtilli

Anche tra la frutta, però, non tutte le scelte si equivalgono quando il sole tramonta. Il cardiologo Aurelio Rojas suggerisce di prestare attenzione all’indice glicemico di ciò che si mangia la sera. Il kiwi, ad esempio, grazie al suo basso indice glicemico e all’alto contenuto di vitamina C e precursori della serotonina, è stato associato in studi clinici a un migliore addormentamento. I frutti rossi, come i mirtilli, sono ricchi di polifenoli antinfiammatori e non generano picchi glicemici. La mela, con la sua buccia ricca di pectina, rallenta la digestione senza interferire con il riposo. Discorso diverso, invece, per banane, uva, mango o ananas: il loro elevato carico di zuccheri può aumentare la risposta insulinica e frammentare il sonno, portando a un risveglio con quella spiacevole sensazione di essere esausti nonostante le ore trascorse a letto. Un abbinamento particolarmente virtuoso, suggerito dallo stesso Rojas, è quello del kefir con kiwi o mirtilli. Le proteine e i grassi del kefir, infatti, rallentano l’assorbimento degli zuccheri della frutta, migliorando la risposta glicemica notturna e fornendo probiotici utili alla regolazione dell’asse intestino-cervello, un meccanismo sempre più studiato per la sua influenza sull’umore e sul sonno.

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