La pace negata a Lucca: salta il concerto di Beatrice Venezi con la Fenice
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il tentativo di ricucire, almeno simbolicamente, una frattura che continua a dividere il mondo della lirica si è infranto contro un muro amministrativo. La proposta, avanzata dall’amministratore del Teatro del Giglio di Lucca, di ospitare un concerto della Fenice diretto da Beatrice Venezi è stata infatti respinta dal sindaco di Venezia. Quella che poteva configurarsi come una tregua, un gesto di distensione dopo mesi di aspro conflitto, non troverà dunque luogo nella città toscana, lasciando le parti nella medesima posizione di stallo che le caratterizza dallo scorso autunno. L’episodio, di per sé minore, assume un significato emblematico, dimostrando come la controversia abbia ormai travalicato i confini del teatro veneziano per coinvolgere attori istituzionali esterni, ciascuno dei quali sembra voler prendere posizione in una disputa divenuta di dominio pubblico.
Le dichiarazioni di Pisa e la reazione degli orchestrali
È stato il palcoscenico del Teatro Verdi di Pisa a fornire a Beatrice Venezi l’occasione per rompere un silenzio durato mesi, scegliendo un contesto lontano da Venezia per rispondere punto su punto alle critiche che le sono state mosse. La direttrice, la cui nomina a direttrice musicale della Fenice è fissata per il prossimo ottobre, ha espresso le sue perplessità sulla natura della protesta, arrivando a interrogarsi pubblicamente sulla gestione di un’istituzione che riceve fondi pubblici. Le sue parole, che alcuni hanno interpretato come un attacco frontale al orchestrale, hanno immediatamente prodotto una nuova ondata di reazioni, alimentando un dibattito che sembra ormai focalizzato non solo sulle competenze tecniche ma anche sui modelli gestionali delle fondazioni liriche. In quell’intervento, del resto, la Venezi ha chiaramente biasimato la forma della protesta, lasciando intendere una visione della direzione artistica che alcuni hanno definito poco incline al confronto con le maestranze interne.
Le origini di una contestazione senza precedenti
La mobilitazione, partita il 22 settembre scorso, resta un caso quasi unico nella storia dei teatri di tradizione italiani, per la sua durata e per la compattezza dello schieramento. Orchestra e Coro della Fenice hanno espresso un dissenso unanime, motivato non da questioni contrattuali bensì dal profilo artistico della figura designata a guidarli. Le loro obiezioni, circolate ampiamente, si concentrano su due assi principali: le modalità con cui la nomina è stata condotta, giudicate da molti opache, e il curriculum della direttrice, considerato da una parte del mondo musicale non ancora all’altezza di un incarico di tale prestigio e responsabilità. Si tratta, è bene sottolinearlo, di argomenti che toccano il merito artistico e il metodo, sollevando interrogativi sul futuro di un’istituzione simbolo, in un momento già delicato per tutto il settore dello spettacolo dal vivo.
Uno scontro che riflette tensioni più ampie
Al di là delle posizioni personali, la vicenda appare sempre più come il sintomo di una contrapposizione più ampia, che vede da un lato una concezione della direzione artistica come ruolo di indirizzo forte e dall’altro la richiesta, da parte di chi quotidianamente vive il palcoscenico, di un coinvolgimento e di un riconoscimento del proprio parere. Il rifiuto da parte del primo cittadino veneziano di permettere il concerto a Lucca, se da una parte può essere letto come un atto di difesa delle proprie maestranze, dall’altro congela qualsiasi possibilità di un gesto conciliativo esterno, affidando la soluzione esclusivamente a un negoziato diretto che, al momento, non sembra aver trovato un terreno comune. La questione, pertanto, rimane aperta, con il countdown verso l’ottobre prossimo che scorre inesorabile, mentre l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori resta massima sugli sviluppi di una crisi che ha già fatto discutere più di qualsiasi première di stagione.




