La Farnesina sul caso di Shelly Kittleson, la giornalista rapita a Baghdad
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Redazione Esteri
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Il ministero degli Esteri italiano segue da ore – e lo fa “con la massima attenzione”, come si legge in una nota ufficiale – il rapimento di Shelly Kittleson, giornalista americana sequestrata il 31 marzo in pieno giorno in una via centrale di Baghdad. Un fatto di cronaca nera che ha subito attivato i canali diplomatici, con l’ambasciata d’Italia nella capitale irachena già in contatto con le autorità locali. La Kittleson, che molti definiscono italo-statunitense vista la sua lunga residenza a Roma, non è una corrispondente qualsiasi: collabora attivamente con diverse testate italiane, tra cui il Foglio e l’ANSA, ed è proprio questo legame professionale a rendere il caso particolarmente seguito dalla Farnesina.
L’impegno diretto di Tajani e i contatti con Baghdad
Il ministro Antonio Tajani ha chiesto un raccordo costante tra la Farnesina e l’ambasciata a Baghdad, affinché si verifichi “ogni elemento utile” che possa portare alla liberazione della reporter. Nessuna dichiarazione ufficiale, finora, ha confermato l’identità dei rapitori né le loro eventuali richieste; tuttavia, fonti vicine al dossier parlano di primi contatti già avviati tra i sequestratori e le autorità irachene. Un canale che, se confermato, rappresenterebbe un primo, cauto segnale di apertura in una vicenda avvolta ancora nel mistero. La Farnesina, dal canto suo, non ha fornito dettagli operativi, limitandosi a ribadire l’attenzione costante del governo italiano – una posizione prudente ma non per questo meno risoluta.
Il lavoro della giornalista tra Roma e le zone di conflitto
Shelly Kittleson ha iniziato la sua carriera di reporter a Roma, città dove continua a vivere quando non è sul campo. I suoi reportage, spesso dedicati ai conflitti in Medio Oriente e alle dinamiche politiche irachene, sono pubblicati regolarmente da testate italiane e internazionali. L’ultimo suo lavoro, antecedente al rapimento, raccontava proprio la situazione sul terreno a Baghdad. Organizzazioni per la tutela della libertà di stampa hanno manifestato enorme preoccupazione, ma senza ancora lanciare appelli pubblici coordinati. La Farnesina, in questa fase, non ha reso noti i dettagli delle verifiche in corso, né ha confermato la presenza di eventuali mediatori sul posto.
Un sequestro in pieno giorno che accende i riflettori sulla sicurezza dei reporter
Il rapimento è avvenuto in una via centrale della capitale irachena, un’area solitamente presidiata. Un dettaglio, questo, che ha subito fatto pensare a un’operazione pianificata, non a un sequestro estemporaneo. La Kittleson, cittadina statunitense gode di una doppia familiarità con l’Italia, circostanza che spiega l’attivismo della Farnesina. Tajani, infatti, ha voluto che l’ambasciata a Baghdad restasse in costante raccordo con il ministero, proprio per non disperdere alcun filone investigativo. Nessuna ipotesi, per ora, è stata scartata.




