Lazio, Isaksen si prende Torino: secondo gol di fila e la Juventus affonda

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Lazio torna a vincere all'Allianz Stadium dopo nove anni e lo fa con una prova di forza che lascia poco spazio alle interpretazioni. Il 3-0 sulla Juventus della settima giornata di Serie A porta la firma di Oliver Provstgaard, Gustav Isaksen e Fisayo Dele-Bashiru, ma il filo conduttore della serata torinese è la ritrovata incisività del danese, alla seconda rete consecutiva dopo quella messa a segno contro il Monza.

Per la squadra di Gennaro Gattuso si tratta del primo successo in casa bianconera dal 14 ottobre 2017, quando la doppietta di Ciro Immobile ribaltò l'iniziale vantaggio di Douglas Costa.

La catena di sinistra e l'arma a sorpresa

Se sulla corsia mancina Nuno Tavares e Mattia Zaccagni continuano a rappresentare un binomio collaudato, con il cross del numero dieci che ha aperto la strada al vantaggio di Provstgaard al 37', è sull'out opposto che Isaksen ha trovato gli spazi per punire la retroguardia juventina. Il danese, schierato titolare per la seconda partita di fila, ha raccolto l'invito di Tavares al 66', si è accentrato superando Celik e ha fatto partire un sinistro a giro che Vicario non è riuscito nemmeno a sfiorare.

Una giocata che ha chiuso di fatto i conti, prima del sigillo in contropiede di Dele-Bashiru, subentrato a Taylor e capace di finalizzare al minuto 89 l'azione che ha definitivamente demolito i padroni di casa.

Un avvio in salita e la fiducia ritrovata

La prestazione di Isaksen non era cominciata nel segno della continuità. Nel primo tempo il numero undici biancoceleste aveva optato in un paio di circostanze per il destro, il suo piede meno naturale, rinunciando a rientrare sul mancino e concedendo alla difesa avversaria il tempo per chiudersi. La svolta è arrivata nella ripresa, quando la scelta di puntare l'uomo e cercare la conclusione a giro ha prodotto il gol che ha indirizzato la gara.

Il percorso del danese era stato complicato da un'estate segnata da un recupero fisico iniziato in ritardo, con il lavoro a parte e la necessità di ritrovare brillantezza dopo un intervento alla pubalgia. La fiducia del tecnico e le prestazioni con la nazionale danese hanno contribuito a restituire continuità a un giocatore che nelle prime sette presenze stagionali ha già messo insieme due reti.

Il quadro della classifica e le reazioni

Il successo vale alla Lazio il momentaneo aggancio in vetta all'Inter a quota 19 punti, con sei vittorie e un pareggio in sette giornate, mentre la Juventus resta ferma a 11 lunghezze all'ottavo posto. Luciano Spalletti, tecnico dei bianconeri, ha attribuito la prestazione negativa alla mancanza di idee e di ritmo, sottolineando anche il poco tempo a disposizione per recuperare le energie dopo l'impegno di Europa League.

Gattuso, dal canto suo, ha preferito raffreddare gli entusiasmi: «Non dobbiamo guardare la classifica, forse non siamo pronti per stare lassù, ma possiamo dare fastidio». Il tecnico calabrese ha poi rivendicato il lavoro sulla catena di sinistra, definendola «la nostra catena che sta funzionando» e ricordando come gli otto gol stagionali arrivati da quella zona del campo fossero il frutto di un copione preparato in settimana.

Il peso specifico di Isaksen negli equilibri offensivi

Con il gol di Torino, Isaksen arriva a quota 16 reti e 11 assist nelle 128 partite disputate con la maglia della Lazio, un bottino che racconta alti e bassi ma anche una crescita progressiva. La sua capacità di attaccare gli spazi e di lavorare senza palla si è rivelata complementare alla tecnica di Zaccagni e alla profondità di Tavares, offrendo a Gattuso una variante ulteriore sugli esterni.

La sensazione, al di là del risultato rotondo, è che il danese abbia ritrovato la brillantezza necessaria per incidere anche nelle partite di cartello, come dimostrano il gol di otto mesi fa contro la stessa Juventus e la rete di questa settimana, arrivata in un momento in cui la Lazio aveva bisogno di allungare sulla rivale per gestire il vantaggio senza affanni.

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