Il Veneto assume medici stranieri con titoli non riconosciuti: la polemica divampa

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La Giunta regionale del Veneto ha approvato una delibera, a carattere temporaneo, che permette l’assunzione di medici specialisti formati all’estero ma con titoli non ancora riconosciuti in Italia. Una misura nata per far fronte alla cronica carenza di personale, in particolare nel settore dell’emergenza-urgenza, ma che ha immediatamente scatenato aspre critiche.

L’assessora alla Sanità, Manuela Lanzarin, difende la scelta, sottolineando che si tratta di una sperimentazione con «tutele rigorose». I medici stranieri, spiega, saranno impiegati solo per i codici bianchi, ovvero i casi meno gravi, e dovranno rispettare criteri stringenti. «La sicurezza dei pazienti è prioritaria», afferma, ricordando che il provvedimento si basa su una legge introdotta durante l’emergenza Covid e prorogata fino al 2027.

Ma le rassicurazioni non hanno placato le polemiche. Il segretario regionale della Fassid, Gasparini, parla di una «misura rischiosa» che rischia di trasformare la sanità pubblica in una «realtà di serie B», aprendo la strada a «deregulation e far west». Tra le preoccupazioni, c’è anche il timore che questa scelta possa scoraggiare ulteriormente i medici italiani, già poco inclini a lavorare nel pubblico.

Intanto, in Regione si chiede un consiglio straordinario per discutere la questione. Se da un lato c’è chi vede nella delibera un tentativo necessario per tamponare l’emergenza, dall’altro cresce lo scetticismo su quali garanzie possano offrire professionisti il cui percorso formativo non è stato validato.

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