Lettonia, Evika Silina si dimette dopo il caso dei droni ucraini
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Redazione Esteri
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La Lettonia entra in una crisi politica dopo le dimissioni della prima ministra Evika Silina, rimasta senza il sostegno di una parte decisiva della coalizione di governo in seguito al caso legato all’intrusione di droni ucraini nello spazio aereo baltico. La premier, al potere dal 2023 e leader del partito di centro-destra Unità, ha annunciato il passo indietro dopo giorni di tensioni interne esplose attorno alla gestione della sicurezza nazionale e al siluramento del ministro della Difesa Andris Spruds. Il ritiro dell’appoggio da parte del Partito Progressista ha reso impossibile la prosecuzione dell’esperienza di governo, aprendo una fase di forte instabilità in uno degli esecutivi europei più schierati contro Mosca.
La crisi si è sviluppata attorno alla vulnerabilità dello spazio aereo lettone, diventata oggetto di polemiche dopo la recente incursione di droni ucraini diretti verso obiettivi in Russia e deviati, secondo Kiev, dalla guerra elettronica russa. L’episodio ha avuto conseguenze politiche immediate perché la gestione dell’emergenza è stata considerata insufficiente da una parte della maggioranza. Evika Silina ha quindi spinto per le dimissioni del ministro della Difesa, ritenuto responsabile dell’incapacità dello Stato baltico di impedire l’ingresso dei velivoli senza pilota. La decisione, però, ha provocato la rottura definitiva con il partner di coalizione che sosteneva Spruds.
La spaccatura nella coalizione e il crollo del governo
Il governo lettone era sostenuto da una coalizione tripartita di centro-destra che reggeva il Paese dal 2023. L’uscita del Partito Progressista dalla maggioranza ha però privato l’esecutivo dei numeri necessari per restare in carica. La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione europea perché il governo guidato da Evika Silina era considerato tra i più vicini alle posizioni sostenute da Ursula von der Leyen sul conflitto in Ucraina e sui rapporti con la Russia. Nel dibattito politico interno è emersa anche la contestazione verso una linea percepita come rigidamente antirussa, mentre l’incidente dei droni ha trasformato un problema di sicurezza in una crisi istituzionale.
La caduta del governo lettone viene descritta come uno dei primi casi in cui la guerra in Ucraina produce effetti diretti sulla stabilità di un esecutivo europeo senza passare dal fronte militare. Lo scontro politico non si è concentrato su temi economici o su divergenze ideologiche tradizionali, ma sulla capacità dello Stato di proteggere i propri confini e di reagire a una minaccia arrivata dal cielo. In questo quadro, la decisione di rimuovere il ministro della Difesa ha finito per accelerare le tensioni interne invece di ricompattare la maggioranza.
Il caso dei droni ucraini e le conseguenze politiche
L’episodio che ha portato alla crisi riguarda droni ucraini diretti verso obiettivi russi e successivamente entrati nello spazio aereo lettone. Secondo Kiev, i velivoli sarebbero stati deviati dalle attività di guerra elettronica di Mosca, ma l’incursione ha comunque acceso il dibattito sulla capacità difensiva del Paese baltico. La questione ha avuto un forte impatto politico perché la Lettonia è uno degli Stati europei più esposti sul fronte orientale e uno dei governi più attivi nel sostegno all’Ucraina contro Vladimir Putin.
Il caso ha assunto un peso ancora maggiore dopo le accuse rivolte all’esecutivo di non aver saputo prevenire l’intrusione. Nelle ultime settimane la discussione si era già intensificata attorno alla linea del governo lettone nei confronti della Russia e alle iniziative sostenute a livello europeo. Le dimissioni di Evika Silina segnano così la conclusione di una crisi maturata rapidamente ma alimentata da tensioni più profonde sulla sicurezza, sul ruolo della Lettonia nel conflitto ucraino e sulla gestione politica delle conseguenze della guerra ai confini orientali dell’Unione europea.




