Ucraina invia a Trump il piano di pace rivisto, Mosca: "Lavoriamo per una pace duratura"
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Redazione Esteri
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L’amministrazione di Volodymyr Zelensky ha formalmente trasmesso agli Stati Uniti, in data odierna, il documento che racchiude il cosiddetto piano di pace, un testo di venti punti sottoposto a una revisione approfondita dopo una serie di consultazioni diplomatiche condotte con i partner europei. La stesura definitiva, che segue gli incontri preparatori tenutisi a Miami con i negoziatori statunitensi e poi a Londra e Bruxelles, costituisce la risposta di Kiev alle proposte avanzate dal presidente americano Donald Trump, il quale aveva espresso la volontà di giungere a un accordo entro il periodo natalizio, esercitando una pressione notevole sul governo ucraino. La bozza, secondo quanto si apprende, affronta nodi cruciali come la delicata questione del Donbass, regione rivendicata nella sua interezza dal leader del Cremlino Vladimir Putin, e il complesso capitolo delle garanzie di sicurezza internazionali per l'Ucraina, elementi che disegnano un quadro negoziale di straordinaria complessità.
La posizione di Mosca tra tregua e accordi formali
Da Mosca, nel frattempo, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha precisato la posizione russa, commentando le dichiarazioni di Zelensky su una possibile “tregua energetica”. Peskov ha dichiarato all’agenzia Tass che la priorità assoluta del governo russo non risiede in un semplice cessate il fuoco, bensì nel conseguimento di “una pace sostenibile, garantita e a lungo termine”, che passi necessariamente attraverso la firma di atti formali e vincolanti. Questa puntualizzazione, che distingue nettamente una pausa temporanea delle ostilità da un assetto politico definitivo, delinea un orizzonte negoziale dove la ricerca di una soluzione stabile, per quanto ambiziosa, viene indicata come l’unico traguardo perseguibile, una dichiarazione che certamente influenzerà la ricezione del piano ucraino.
Il contesto internazionale e le tensioni transatlantiche
La trasmissione del documento avviene in un clima diplomatico particolarmente teso, segnato dalle recenti e aspre critiche rivolte dal presidente Trump ai alleati europei, da lui definiti “deboli e indecisi”, un giudizio che ha ricevuto un cauto plauso dalle autorità moscovite. Parallelamente, Zelensky ha proseguito la sua attività di coordinamento, incontrando nelle scorse settimane altre figure chiave, tra cui il Papa e la premier italiana Giorgia Meloni, mentre ha anche rievocato la possibilità di indire elezioni presidenziali nel paese, ipotizzando un voto entro tre mesi qualora venissero assicurate le necessarie condizioni di sicurezza. D’altra parte, la reazione iniziale di Washington al nuovo piano ucraino non è parsa calorosa, stando a quanto trapelato, con il tycoon della Casa Bianca che avrebbe freddamente osservato come l’Ucraina stesse “perdendo” sul campo, una valutazione che sembra riflettere l’approccio pragmatico e talvolta brutale che caratterizza la sua linea negoziale.
Il contenuto del piano e le prospettive immediate
Il piano, frutto della “dote” raccolta da Zelensky nella sua tournée, rappresenta pertanto il tentativo più organico di tradurre in punti concreti le esigenze di Kiev e, al contempo, di intercettare le istanze provenienti da Washington. Gli otto punti aggiuntivi, integrati nella versione originaria, testimoniano lo sforzo di mediare tra le diverse pressioni internazionali e le incrollabili prerogative di sovranità nazionale. Tuttavia, la strada che conduce a un trattato di pace appare ancora irta di ostacoli, considerando la divergenza di fondo tra la richiesta russa di un accordo globale e definitivo e la posizione ucraina, che lega qualsiasi passo in avanti al ritiro delle truppe di occupazione e al ripristino dell’integrità territoriale, una divergenza che il documento di venti punti cerca di colmare, forse, proponendo una road map graduale i cui dettagli restano per ora confinati nelle segrete stanze della diplomazia.




