Melavì sceglie i liquidatori, si chiude un’esperienza cooperativa in Valtellina
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Redazione Economia
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L’auditorium di Villa di Tirano, ieri pomeriggio, ha ospitato l’assemblea che ha di fatto sancito l’avvio della fase conclusiva per la cooperativa ortofrutticola Melavì. I soci, una sessantina in prevalenza produttori, hanno votato all’unanimità per la nomina dei liquidatori, figure tecniche chiamate a guidare lo scioglimento della società. La scelta, priva di scossoni o dibattiti accesi, è ricaduta su due commercialisti: Paolo Roscio, che da anni segue le vicende della cooperativa, e il collega Edj Polinelli. Accanto a loro, è stato designato anche un gruppo di supporto, una squadra che dovrà occuparsi della gestione operativa in questo delicato passaggio verso la chiusura definitiva, in attesa della pronuncia ufficiale del Tribunale di Sondrio.
La storia di un progetto nato per unire
Era il 2013 quando, nel cuore della provincia di Sondrio, si materializzava un ambizioso progetto di cooperazione agricola. Melavì, con sede legale a Ponte in Valtellina, nacque dalla fusione di tre realtà storiche del territorio: le cooperative melicole di Ponte, di Villa di Tirano e di Tovo Sant’Agata. L’obiettivo, all’epoca, era chiaro e condiviso: creare un unico soggetto gestore del comparto melicolo valtellinese, acquisendo così una maggiore visibilità sul mercato e rilanciando la produzione locale, le cui radici affondavano in una tradizione cooperativistica risalente addirittura agli anni Cinquanta del secolo scorso. L’idea di fondo, che muoveva i primi passi in un periodo non facile per l’agricoltura, era quella di fare squadra, di unire le forze per competere meglio, custodendo e promuovendo un frutto simbolo di quel territorio.
Il percorso verso la liquidazione
Il cammino della cooperativa, tuttavia, non ha retto alle sfide del mercato e, forse, alla complessità di gestire un organismo nato da un accorpamento. La decisione di procedere verso lo scioglimento e la liquidazione non giunge dunque improvvisa, ma rappresenta l’epilogo di un percorso travagliato. L’assemblea di ieri, con la sua tranquilla operatività, ha semplicemente dato seguito a un iter già avviato, formalizzando l’ingresso della società in una fase puramente tecnico-giudiziaria. I compiti dei liquidatori, adesso, saranno molteplici e delicati: dovranno occuparsi della definizione del patrimonio sociale, della gestione e della vendita delle eventuali attività residue e, aspetto cruciale per i soci, della salvaguardia e del recupero dei crediti. Si tratta di un lavoro minuzioso, che richiede competenza e conoscenza della vicenda, qualità che si è cercato di garantire con le nomine di Roscio e Polinelli.
Il futuro dopo la chiusura
Con la designazione dei liquidatori, si chiude simbolicamente la parte propositiva della storia di Melavì e si apre un capitolo amministrativo il cui scopo è porre ordine e definire i conti. L’attenzione si sposta completamente sulla tutela degli interessi economici dei soci e dei creditori, in attesa che il tribunale provinciale concluda l’iter. La vicenda, al di là degli aspetti giuridici, segna la fine di un esperimento cooperativo che aveva provato a ridisegnare le logiche di un comparto agricolo storico per la Valtellina. Quel che resta, ora, è un patrimonio di esperienza e, per molti, la consapevolezza di aver tentato una strada innovativa. I produttori, che sono stati il cuore dell’organizzazione, torneranno a guardare al futuro individualmente o sotto nuove forme associative, mentre i tecnici nominati ieri lavoreranno per chiudere i libri contabili di un’avventura che, per un decennio, ha provato a tenere insieme tradizione e prospettiva di mercato.




