Sofia Goggia, due infezioni virali dietro lo stop: “Debilitata, ma in miglioramento”
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Redazione Sport
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Sofia Goggia ha rotto il silenzio. Dopo giorni di attesa e di indiscrezioni, la campionessa bergamasca ha affidato a un post pubblicato sul proprio profilo Instagram il racconto del rientro anticipato dall’Argentina e delle condizioni fisiche che l’hanno costretta a interrompere la preparazione verso la nuova stagione di Coppa del Mondo. “Ushuaia 2026, trasferta breve, intensa e non semplice”, esordisce la sciatrice, che poi entra nel merito di quanto accaduto lontano dai riflettori.
La nota della Federazione Italiana Sport Invernali, diffusa nella mattinata di venerdì 25 settembre, aveva già chiarito il quadro clinico. Gli esami approfonditi eseguiti presso la Casa di Cura La Madonnina e l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano hanno riscontrato due differenti infezioni virali che, sommandosi, hanno amplificato gli effetti debilitanti sull’organismo dell’atleta.
La diagnosi ha posto fine a giorni di incertezza, durante i quali si erano rincorse ipotesi di ogni genere, compresa quella legata a un presunto focolaio di hantavirus registrato mesi prima proprio a Ushuaia.
Il racconto della sciatrice
Nel suo messaggio, Goggia non nasconde il dispiacere per aver dovuto rinunciare a parte del lavoro programmato in Sudamerica. “Sono molto dispiaciuta di essere stata costretta a tornare prima e aver rinunciato a parte della preparazione, anche se sono molto contenta di come sia andata la prima settimana sugli sci”, scrive la campionessa olimpica. Un rammarico mitigato, almeno in parte, dalla soddisfazione per le sensazioni positive raccolte sulle nevi del Cerro Castor prima che i sintomi si manifestassero in tutta la loro intensità.
Il ringraziamento va ai medici del Gruppo San Donato e a tutti gli specialisti che l’hanno presa in carico dal momento del rientro in Italia. “Ora che la verità è venuta a galla e abbiamo individuato il problema possiamo procedere alla risoluzione, ma per farlo bisogna munirsi di tanta pazienza, un po’ come sempre”, prosegue Goggia. La chiusura del post è affidata a una dichiarazione di lucidità e insieme di speranza: “Sono sì in miglioramento, ma attualmente anche parecchio debilitata”.
Il percorso di recupero e i tempi
La Federazione ha confermato che la sciatrice ha già iniziato il percorso di recupero stilato in collaborazione con la Commissione Medica Fisi, presieduta dal dottor Andrea Panzeri. Non sono stati indicati tempi precisi per il ritorno alla piena attività, ma l’obiettivo dichiarato resta quello di consentirle un graduale ritorno all’efficienza in vista dell’avvio della stagione, in programma a Sölden il 24 ottobre con il gigante femminile.
Il rientro anticipato dall’Argentina risale alla metà di settembre. Goggia si trovava a Ushuaia dal 23 agosto per il consueto blocco di allenamenti in quota, ma già nei primi giorni del mese aveva accusato spossatezza e stanchezza generale, tanto da rendere necessario un check-up completo in Italia. La decisione era stata presa d’intesa con la Commissione Medica federale, privilegiando la sicurezza dell’atleta rispetto alla prosecuzione di un programma di lavoro che prevedeva anche una tappa in Cile prima del rientro definitivo.
Un quadro clinico complesso
Le due infezioni virali, contratte presumibilmente durante la permanenza in Sudamerica, hanno agito in modo sinergico, come spiegato nella nota ufficiale della Fisi, causando “un forte stato di debilitazione”. Non si tratta di un infortunio, né di un trauma: è piuttosto un quadro clinico che richiede tempo e cure appropriate per essere superato.
La scelta di interrompere il ritiro e rientrare in Italia ha permesso a Goggia di affidarsi direttamente allo staff sanitario federale e di avviare quel percorso di recupero che ora prosegue sotto la supervisione della Commissione Medica.
Per la sciatrice bergamasca si tratta dell’ennesima prova di resilienza in una carriera già costellata di ostacoli fisici superati con straordinaria determinazione. Il bronzo conquistato nella discesa olimpica di Milano Cortina 2026 e la Coppa del Mondo di supergigante vinta nella scorsa stagione testimoniano una capacità di reazione che, ancora una volta, sarà chiamata a fare la differenza.
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