Congo, il rischio di una guerra regionale e il silenzio del mondo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel cuore dell’Africa, dove i conflitti spesso si consumano lontano dai riflettori internazionali, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) sta vivendo una crisi che minaccia di trasformarsi in una guerra regionale. L’offensiva del gruppo ribelle M23, sostenuto dal Ruanda, ha raggiunto livelli di intensità tali da far temere un’escalation che potrebbe coinvolgere l’intera area dei Grandi Laghi. Nonostante gli allarmi lanciati dalle Nazioni Unite, il mondo sembra guardare altrove, mentre Kinshasa accusa Kigali di preparare una “carneficina” nell’est del paese.

Durante l’ultima riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, tenutasi a New York, la ministra degli Esteri congolese, Therese Kayikwamba Wagner, ha denunciato con veemenza il sostegno ruandese ai ribelli, sottolineando come l’inazione della comunità internazionale stia alimentando una crisi già fuori controllo. Tuttavia, nonostante i toni accesi e le accuse reciproche, nessuna risoluzione è stata adottata, lasciando il Congo in un limbo politico e militare.

La situazione sul campo è drammatica. Dopo la presa di Bukavu tra il 15 e il 16 febbraio da parte delle forze dell’M23, appoggiate dalle truppe ruandesi, il governo del presidente Felix Tshisekedi, rieletto poco più di un anno fa, appare sempre più fragile. La defezione di alleati regionali come Burundi e Sudafrica, unita alla mancata condanna del Ruanda da parte dell’Unione Africana, ha ulteriormente isolato Kinshasa, rendendo incerto il futuro di un paese che, con le sue dimensioni otto volte superiori a quelle dell’Italia, rappresenta un pilastro geopolitico dell’Africa sub-sahariana.

La Chiesa cattolica, da sempre attiva nel tentativo di mediare tra le parti, sta cercando di correre ai ripari, ma gli sforzi sembrano insufficienti di fronte a una crisi che si sta rapidamente trasformando in una minaccia per l’intera regione. Il Nord e il Sud Kivu, già devastati da anni di conflitti, sono oggi teatro di scontri che rischiano di coinvolgere direttamente altri Stati, con conseguenze imprevedibili.

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