La solitudine che uccide: il fenomeno delle morti dimenticate
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Redazione Interno
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Mentre in Giappone il kodokushi – la morte in solitudine – è un fenomeno studiato e quantificato, in Italia manca ancora una rilevazione sistematica di chi, come la coppia trovata mummificata a Verona, scompare senza che nessuno se ne accorga. Maria Teresa Nizzola e Marco Steffanoni, 76 e 75 anni, sono rimasti isolati nella loro villa di Parona, in Valpolicella, per anni, circondati da un silenzio che ha reso la loro fine ancora più amara. La loro storia, emersa solo grazie all’esplorazione urbana di un gruppo di urbex, solleva interrogativi profondi su come una società sempre più connessa possa lasciare indietro chi, per scelta o circostanza, vive ai margini.
Quella degli Ascosi Lasciti, il collettivo che ha scoperto i corpi, è una pratica in crescita: l’esplorazione di luoghi abbandonati, tra fascino e pericoli, spesso svela storie dimenticate. Ma il caso di Verona è emblematico. La coppia, che aveva disposto lasciti per canili e migranti, era circondata da un mondo che, pur vivendo a pochi chilometri di distanza, sembrava ignorarne l’esistenza. Le telecamere di sorveglianza, le edicole votive, perfino i cartelli che promuovono il "controllo vicinato" non sono bastati a evitare che due vite svanissero nel nulla, senza un’ultima parola, un soccorso, una sepoltura dignitosa.




