L'intelligenza artificiale in corsia: dalla diagnosi del tumore al seno alla rivoluzione digitale dell'anatomia patologica
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Redazione Salute
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Il laboratorio di Anatomia Patologica dell'Arnas Brotzu ha completato il percorso di trasformazione digitale, un traguardo che colloca la Sardegna tra le prime regioni italiane ad aver realizzato una digitalizzazione integrale su scala aziendale.
L'équipe multidisciplinare diretta dalla dottoressa Daniela Onnis, composta da medici, biologi, tecnici sanitari di laboratorio biomedico e infermieri che operano quotidianamente nei presidi ospedalieri Businco e San Michele, ha reso possibile questo salto di qualità, convertendo i tradizionali vetrini ottenuti dai campioni biologici in immagini digitali ad alta definizione, facilmente consultabili, condivisibili e archiviabili. Un risultato che apre nuove prospettive per la precisione delle diagnosi, la ricerca e l'innovazione clinica.
La digitalizzazione dell'esame istologico, che trasforma i vetrini in immagini digitali ad altissima definizione attraverso scanner di ultima generazione, rappresenta una vera rivoluzione per la disciplina. Gli specialisti possono così confrontarsi in tempo reale, anche a distanza, collaborando non solo tra i diversi presidi dell'Arnas, ma anche con professionisti di altre strutture sanitarie e centri di riferimento nazionali e internazionali.
Le immagini confluiscono in un sistema centralizzato che raccoglie anche quelle prodotte da altre discipline diagnostiche, come radiologia, medicina nucleare, cardiologia ed endoscopia, mentre la Medicina legale, prima in Italia, può disporre di una stazione digitale per visualizzare fotografie e immagini istologiche.
Il progetto, coordinato dal dottor Paolo Siotto, direttore della Radiologia e del Dipartimento di Diagnostica Avanzata e dei Servizi, prevede la convergenza nel sistema Pacs di tutte le immagini diagnostiche prodotte all'interno dell'azienda, consentendo ai medici curanti e alle équipe multidisciplinari di effettuare valutazioni più complete, accurate e tempestive.
L'integrazione dell'intelligenza artificiale: una risorsa, non un sostituto
Come sottolinea il Direttore Generale dell'Arnas Brotzu, Maurizio Marcias, la disponibilità dei vetrini digitali apre nuove prospettive per la diagnostica e la cura dei pazienti, poiché consente di integrare l'intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano dei patologi.
E non si tratta di sostituire il ruolo del medico, bensì di offrire un supporto nelle attività più complesse, come misurazioni, conteggi e valutazioni quantitative, per rendere le diagnosi ancora più accurate e tempestive, con importanti ricadute sulla medicina personalizzata e sulla scelta delle terapie oncologiche più appropriate per ogni paziente. Del resto, il ruolo di supporto dell'intelligenza artificiale emerge con chiarezza anche in altri ambiti della diagnostica, come la lettura delle mammografie.
Uno studio pubblicato sulla rivista Radiology ha evidenziato che alcuni sistemi applicati all'analisi delle mammografie sarebbero in grado di individuare segnali del tumore al seno fino a sei anni prima della diagnosi clinica. Un dato che, come riportato da Rossana Berardi, direttrice della Clinica Oncologica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, presidente della One Health Foundation e presidente eletto dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), apre nuove prospettive per la prevenzione e la diagnosi precoce.
L'oncologa, in un'intervista, ha ribadito che l'intelligenza artificiale non deve essere vista come un sostituto del medico, ma come uno strumento di supporto alla decisione clinica, capace di aiutare i professionisti a leggere grandi quantità di dati, individuare segnali precoci e personalizzare le cure, lasciando sempre la decisione finale al medico nell'ambito della relazione di cura con il paziente.
Linee guida e sfide culturali: il caso delle Marche
Le nuove linee guida italiane, recentemente pubblicate dall'Istituto Superiore di Sanità, prevedono la possibilità di utilizzare software di Intelligenza Artificiale per supportare i radiologi nello screening mammografico, non per sostituirli, ma per assisterli nell'analisi delle immagini e nella stima del rischio di tumore, discriminando tra pazienti a basso e ad alto rischio.
La validità di questa strategia è stata dimostrata da trial randomizzati come lo studio MASAI, condotto in Svezia, che ha evidenziato come l'inserimento dell'IA nel processo di lettura delle mammografie migliori significativamente la capacità predittiva della presenza di tumori maligni, con un impatto modesto sui falsi positivi. Inoltre, la strategia potrebbe comportare una potenziale riduzione delle letture da parte dei radiologi superiore al 40%, liberando tempo prezioso per attività più complesse.
La professoressa Berardi, commentando la sfida tecnologica in sanità con riferimento alla regione Marche, ha sottolineato come l'integrazione dell'intelligenza artificiale richieda condizioni fondamentali come dati clinici di qualità, infrastrutture interoperabili, personale formato e una governance chiara. La vera sfida, ha evidenziato, non è solo tecnologica ma culturale e organizzativa: occorre integrare l'AI nei percorsi di diagnosi e cura in modo graduale, validato e trasparente, evitando che l'innovazione aumenti le disuguaglianze tra centri o territori.
Un'opportunità, quella offerta dall'intelligenza artificiale, che deve essere governata con attenzione per migliorare la qualità dell'assistenza e offrire ai pazienti cure sempre più precise e personalizzate.




