A Tokyo trionfa il "Japan First": l’estrema destra sconvolge il Giappone
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Redazione Esteri
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Shigeru Ishiba, nonostante la sconfitta alle elezioni di domenica per il rinnovo parziale della Camera alta, ha annunciato che non lascerà la carica di primo ministro, dichiarandosi pronto a «trovare una soluzione» alle crisi che il suo governo non è riuscito a gestire neppure quando disponeva di una maggioranza, seppur risicata. Un voto che segna una svolta storica: per la prima volta dal 1955, il Partito liberaldemocratico (Pld), forza egemone della politica nipponica, non controlla né la Camera bassa – persa già lo scorso ottobre – né quella alta, dove ha ottenuto solo 47 seggi sui 125 in palio, tre in meno della soglia minima necessaria.
L’ascesa del Sanseito, formazione nazionalista che cavalca lo slogan "Japan First", ha contribuito a frammentare il panorama politico, relegando i liberaldemocratici a una posizione di estrema debolezza. Senza una maggioranza in nessuna delle due aule, il governo si trova ora a dover affrontare sfide complesse, dall’inflazione galoppante – aggravata dagli shock esterni – alla delicata trattativa con gli Stati Uniti sui dazi, resa ancor più incerta dalla nuova amministrazione Trump.
Ishiba, che aveva già ammesso la sconfitta con un messaggio di scuse ai cittadini, ha escluso di voler ampliare la coalizione, optando invece per una strategia di resistenza che molti osservatori considerano insostenibile. Il rischio è un’instabilità prolungata, in un Paese abituato a governi longevi e a un rapporto privilegiato con Washington, oggi minato tanto dalle divisioni interne quanto dall’ascesa di forze estremiste. Intanto, il Sanseito, forte del consenso ottenuto soprattutto tra i giovani, preme per una ridefinizione delle priorità nazionali, puntando su un protezionismo economico e una linea dura in politica estera.




