Giappone, la coalizione di governo vacilla dopo il voto: l'effetto-Trump arriva a Tokyo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La stabilità politica del Giappone, da decenni considerata un modello di equilibrio, mostra crepe sempre più profonde. La coalizione guidata dal primo ministro Shigeru Ishiba, già privata della maggioranza nella Camera bassa dopo le elezioni dello scorso ottobre, potrebbe ora perdere il controllo anche della Camera alta, con conseguenze imprevedibili per la quarta economia mondiale.

Il voto parziale di questi giorni, che ha rinnovato metà dei 248 seggi del Senato – i cui membri restano in carica per sei anni, con un rinnovo parziale ogni triennio – ha registrato un’impennata del partito di destra Sanseito, tradizionalmente marginale ma oggi in grado di capitalizzare il malcontento su temi sensibili: l’immigrazione, l’aumento del prezzo del riso e le tensioni commerciali legate ai dazi. Sebbene il Giappone fosse finora apparso immune all’ascesa dei populismi nazionalisti, l’"effetto-Trump" – che negli Stati Uniti ha riconfermato il tycoon alla Casa Bianca – sembra aver attecchito anche a Tokyo, complicando ulteriormente lo scenario per Ishiba.

La sconfitta del Partito Liberal Democratico (Ldp), pilastro del sistema politico nipponico dal dopoguerra, e del suo alleato Komeito rappresenta una battuta d’arresto storica. Gli elettori, frustrati dall’inflazione e dal calo dei salari, hanno premiato formazioni più radicali, trasformando un’elezione di medio termine in un referendum sul governo. La Camera bassa, che il premier può sciogliere anticipatamente, resta per ora l’ultimo baluardo della coalizione, ma la perdita di consensi rischia di paralizzare l’azione esecutiva in un momento già critico per l’economia.

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