Gli esperti confermano: le radiazioni solari interferiscono con i computer di volo degli Airbus

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il traffico aereo globale, dopo le significative perturbazioni di ieri, sabato 29 novembre, sta lentamente ritrovando un proprio equilibrio, sebbene permangano, inevitabilmente, alcuni disagi residuali che continuano a mettere alla prova la pazienza dei viaggiatori e l'organizzazione delle compagnie. L'episodio che ha costretto a terra, seppur temporaneamente, circa seimila velivoli del modello Airbus A320 ha infatti origini scientifiche tanto complesse quanto insidiose, riconducibili all'interazione fra l'elettronica di bordo e quelle particolari condizioni ambientali che si creano durante il volo ad alta quota. Le operazioni di aggiornamento del software di gestione, eseguite d'urgenza nella notte tra venerdì e sabato, rappresentano la risposta tecnica immediata a un fenomeno fisico che, come sottolineano gli specialisti del settore, non può essere sottovalutato.

Il fenomeno fisico dietro l'allarme

Il cuore del problema risiede nella radiazione solare, un flusso di particelle ad alta energia che il campo magnetico terrestre, in circostanze normali, riesce a deviare e a schermare in maniera efficace. Quando un aeromobile, però, si porta a quelle quote di crociera che sono proprie del trasporto aereo commerciale, lo scudo protettivo naturale offerto dal nostro pianeta si assottiglia in maniera sensibile. È in questo strato atmosferico più rarefatto che le radiazioni cosmiche e solari riescono a penetrare con un'intensità marcatamente superiore, esponendo i delicatissimi sistemi elettronici di bordo a sollecitazioni anomale. Queste, in determinate e pur rare condizioni, possono interferire con il loro funzionamento, alterando i dati e i comandi che transitano attraverso i computer, con possibili ripercussioni sulla sicurezza dell'intero volo.

La testimonianza dal cockpit

La serietà dell'evento che ha coinvolto un volo della JetBlue Airways alla fine di ottobre, il quale ha funto da campanello d'allarme per l'intera industria, è stata del resto confermata da chi la cabina di pilotaggio la vive ogni giorno. "Se, come è stato segnalato, il computer ha portato per qualche secondo in discesa l'aereo senza un comando dei piloti, allora l'evento è stato serio", ha affermato il comandante Daniele Veronelli, membro del dipartimento tecnico dell'Anpac. Lo stesso Veronelli, uno dei primi in Italia a tornare ai comandi dopo gli interventi tecnici, ha raccontato di essere salito sul suo Airbus A320 e di aver decollato senza intoppi proprio dopo l'aggiornamento del software eseguito nella notte. Una procedura che, sebbene abbia causato disagi operativi non indifferenti, dimostra la capacità del sistema di rispondere con prontezza a potenziali criticità.

Il dibattito tecnico sul "bit flip"

Proprio l'episodio occorso al volo JetBlue, che ha innescato l'intervento urgente su scala mondiale, ha riacceso con vigore il dibattito tecnico tra piloti, compagnie aeree e autorità di regolamentazione. La domanda che molti si pongono, analizzando quanto accaduto, è se le radiazioni associate a un aumento dell'attività solare possano rivelarsi più pericolose per l'elettronica degli aeromobili di quanto non si fosse calcolato in precedenza. Il sospetto, che sta alimentando un vivace scambio di opinioni nelle chat di professionisti, è che si sia verificato un cosiddetto "bit flip", un capovolgimento imprevisto di un'unità di informazione binaria nella memoria di un computer, il quale ha alterato i dati di volo. Un fenomeno, questo, che la scienza conosce bene ma la cui occorrenza in ambito aeronautico, con tali effetti, solleva interrogativi di non facile e immediata soluzione.

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