I raggi solari che mettono a rischio i computer di volo degli Airbus

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l'aereo solca i cieli ad alta quota, là dove lo scudo protettivo del campo magnetico terrestre si fa più tenue, una minaccia invisibile ma potente può penetrare attraverso la fusoliera: è la radiazione solare, un insieme di particelle energetiche che, interferendo con i delicati sistemi elettronici di bordo, ne può compromettere il funzionamento. Questo fenomeno, noto agli esperti ma la cui portata concreta si sta rivelando con nuovi, inquietanti contorni, è balzato alle cronache dopo un incidente occorso a un volo JetBlue tra Cancun e Newark, alla fine di ottobre, le cui indagini hanno concluso che le intense radiazioni solari avrebbero potuto corrompere dati essenziali per i controlli di volo. Un evento che ha immediatamente innescato un intervento urgente su scala mondiale, costringendo a un aggiornamento del software per molti velivoli.

Il "bit flip" e l'evento serio che ha scatenato l'allarme

Quanto accaduto in quel volo, che i piloti, discutendo animatamente nelle chat di messaggistica, definiscono senza mezzi termini un "caso serio", ha portato alla luce la vulnerabilità dei sistemi. Si ipotizza che un cosiddetto "bit flip", un'alterazione dei dati di volo provocata proprio dalle radiazioni, abbia indotto il computer di bordo a comandare una discesa di qualche secondo senza alcun input da parte dell'equipaggio. L'ingegnere aeronautico Enrico Ferrone, presiedendo la Commissione Esplorazione dello Spazio, ha paragonato la situazione a un "periodo di capricci" del sole, sottolineando come si tratti di un problema indiretto al software, dove il surriscaldamento rappresenta un pericolo ulteriore. La domanda che ora assilla gli addetti ai lavori, dai responsabili delle compagnie agli esperti della sicurezza aerea, è se le radiazioni generate dalle tempeste solari siano in realtà più pericolose per i computer dei velivoli di quanto si fosse supposto in precedenza.

La risposta tecnica e l'esperienza dei piloti in cabina di comando

La risposta dell'industria aeronautica non si è fatta attendere, concretizzandosi in un richiamo d'urgenza per gli Airbus interessati e in un aggiornamento software effettuato nella notte. Il comandante Daniele Veronelli, membro del dipartimento tecnico dell'Anpac, ha potuto testare personalmente l'esito di questi interventi, decollando senza intoppi sul suo Airbus A320 il mattino seguente. La sua testimonianza getta una luce sulle procedure operative: nonostante la gravità potenziale dell'evento, i piloti sono addestrati e preparati a "scavalcare" il computer di bordo, assumendo il controllo diretto del velivolo qualora i sistemi automatici fornissero letture anomale o comportamenti non comandati. Questa capacità di gestire l'imprevisto, che si tratti di un malfunzionamento transitorio o di un'anomalia più profonda, rimane un pilastro fondamentale della sicurezza del volo.

Le indagini e le ombre su un fenomeno sottovalutato

L'episodio, al di là degli immediati provvedimenti tecnici, ha sollevato più di un interrogativo e gettato un'ombra di sospetto sulla reale entità di un rischio che vola silenziosamente insieme agli aerei. Le autorità competenti stanno ora esaminando con attenzione redoublata i dati, cercando di capire le dinamiche precise di quella interferenza e di quantificare la reale minaccia posta dalle particelle energetiche in determinate rotte e condizioni di volo. L'obiettivo, com'è ovvio, è quello di prevenire il ripetersi di simili eventi, affinando gli standard di protezione e di resilienza dei sistemi critici, i quali, sebbene progettati per operare in un ambiente ostile, mostrano talvolta punti di fragilità inaspettati di fronte alla forza primordiale emanata dalla nostra stella.

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