La Fed rialza i tassi al 3,75-4%: primo aumento dal luglio 2023
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Redazione Economia
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La Federal Reserve ha deciso di alzare i tassi di interesse di 25 punti base, portando il costo del denaro dal range compreso tra il 3,50% e il 3,75% a quello tra il 3,75% e il 4%. Si tratta del primo rialzo dal luglio del 2023, deciso all'unanimità con un voto di 12 a zero nel terzo incontro del board presieduto da Kevin Warsh. La mossa, ampiamente attesa dai mercati, segna una svolta nella politica monetaria statunitense dopo una lunga fase di riduzioni: da luglio 2023 a oggi, prima della decisione odierna, il Fomc aveva tagliato i tassi sei volte, per un totale di 175 punti base.
Le ragioni della stretta monetaria
Alla base della decisione c'è la persistenza dell'inflazione, alimentata soprattutto dall'impennata dei prezzi energetici legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Nel comunicato diffuso al termine della riunione, il comitato ha spiegato che «l'inflazione rimane elevata» e che l'azione di politica monetaria «favorirà un ritorno più tempestivo all'obiettivo del 2%».
L'attività economica, si legge ancora nel documento, «continua a espandersi a un ritmo sostenuto» e la spesa interna ha mostrato capacità di tenuta, con una crescita della produttività robusta e investimenti in conto capitale solidi.
Le nuove proiezioni economiche
Insieme alla decisione sui tassi, la Fed ha pubblicato le proiezioni aggiornate del Fomc. L'inflazione Pce attesa per la fine del 2026 sale al 3,7% su base annua, rispetto al 3,6% stimato nella riunione di giugno, per poi scendere al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2029. La crescita del Pil è stata rivista al rialzo al 2,3% per quest'anno e al 2,4% per il prossimo, mentre il tasso di disoccupazione previsto scende al 4,1% sia per il 2026 sia per il 2027.
Il dot plot, il grafico che raccoglie le previsioni dei membri del comitato, indica un livello mediano dei tassi al 4,1% alla fine del 2026 e al 4,1% anche alla fine del 2027, segnalando la possibilità di almeno un ulteriore rialzo entro la fine dell'anno in corso.
Il cambio di passo sotto la presidenza Warsh
Quella odierna è la prima stretta decisa sotto la guida di Kevin Warsh, insediatosi alla presidenza della Fed lo scorso maggio con una cerimonia tenutasi alla Casa Bianca. La scelta di alzare i tassi si discosta dalle aspettative del presidente Donald Trump, che aveva ripetutamente sollecitato tassi più bassi. Già nel suo intervento al simposio di Jackson Hole dello scorso agosto, Warsh aveva delineato un quadro restrittivo, affermando che la banca centrale aveva ancora «del lavoro da fare» se non avesse acquisito piena fiducia nel ritorno dell'inflazione di base verso l'obiettivo del 2%.
La decisione odierna, presa con voto unanime, recepisce quel segnale e apre una fase nella quale il costo del denaro torna a salire dopo tre anni di allentamento.
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