Palermo, la scia di violenza e kalashnikov accelera la politica: sicurezza, vertici e commissione antimafia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’onda lunga degli ultimi fatti di sangue che hanno sconquassato la quiete apparente di alcuni quadranti palermitani – Sferracavallo su tutti, ma anche lo Zen 2, storica ferita aperta della città – ha finito per smuovere un fronte trasversale che, dalla destra alla sinistra dell’arco parlamentare, reclama ormai interventi immediati e senza più alibi. Perché non si tratta solo di ripristinare un ordine pubblico logorato da anni di cronica sottodimensionamento delle forze sul territorio, ma di arginare un’escalation che ha visto comparire, nelle ultime ore, armi da guerra in contesti semiurbani e una catena di attentati dinamitardi ai danni di attività commerciali.

L’ultima mossa, tatticamente rilevante, arriva dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Presieduto dal prefetto Massimo Mariani, l’organo ha già varato un rafforzamento significativo dei controlli a Sferracavallo e allo Zen, salutato con soddisfazione da tre esponenti di Fratelli d’Italia: Luca Sbardella, Raoul Russo e Antonio Rini. Di questi, proprio Russo – il quale siede anche nella commissione antimafia – ha annunciato senza mezzi termini che l’intera vicenda finirà al vaglio dell’organismo che presiede, chiedendo «un ulteriore sforzo» laddove i normali strumenti di prevenzione mostrassero evidenti crepe.

Kalashnikov e perquisizioni a tappeto, lo Zen 2 blindato alle prime luci dell’alba

Una vera e propria operazione di polizia e carabinieri è scattata quando ancora il sole non aveva illuminato del tutto i palazzoni dello Zen 2. Il quartiere-ghetto – come viene definito da chi quel disagio lo vive ogni giorno – si è ritrovato improvvisamente blindato da un massiccio dispiegamento di uomini in divisa, con perquisizioni a tappeto che hanno setacciato ogni interstizio tra un padiglione e l’altro. L’obiettivo, dichiarato a bassa voce ma chiarissimo nelle intenzioni, è intercettare eventuali depositi di armi: quelle stesse, probabilmente, impiegate nella recente raffica di intimidazioni violente che ha fatto parlare di nuovo, e a ragione, di una criminalità tornata a mostrare i denti senza alcun timore di ritorsioni.

La commissione antimafia regionale sceglie Sferracavallo, seduta pubblica il 28 maggio

Ma non è solo la mano pesante dei controlli a muovere la partita. C’è anche una reazione politica forte, per certi versi inedita nella sua tempestività. E la notizia di maggior peso, in questo senso, arriva dall’annuncio del presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, che ha confermato una seduta pubblica nella borgata marinara di Sferracavallo per il 28 maggio, all’interno dell’istituto comprensivo del luogo. «Alla luce dei gravi fatti di violenza e intimidazione registrati a Caltagirone, Catania e Palermo – ha spiegato Cracolici intervenendo ieri in aula all’Ars – e di fronte a un’attività estorsiva che torna a essere violentemente visibile, la commissione regionale Antimafia ha deciso di fare la sua parte». Una scelta che ricalca, nelle intenzioni, quanto già sperimentato mesi fa allo Zen (con una platea numerosissima di residenti) e che prova a restituire un senso di presenza istituzionale laddove la paura rischia di diventare l’unica legge.

Vertice in prefettura tra attentati armati e osservatorio antimafia

I recenti episodi – attentati a colpi di kalashnikov contro esercizi commerciali e un clima di tensione ormai palpabile tra i residenti – hanno trovato infine spazio nella mattinata di oggi tra le stanze della prefettura. Mariani ha convocato una riunione dell’Osservatorio provinciale sulle iniziative di prevenzione amministrativa antimafia, un organismo che solitamente si occupa del settore turistico-alberghiero e della ristorazione, ma che stavolta ha dovuto confrontarsi con i fatti delittuosi delle aree di Sferracavallo e del quartiere San Filippo Neri (l’ex Zen). Un segnale, quest’ultimo, che lega a doppio filo la criminalità predatoria, le estorsioni a basso costo e la necessità di ripensare gli strumenti di controllo anche laddove l’economia legale appare più fragile.

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