Gli attivisti della Sumud Flotilla rientrano in Spagna, una ancora trattenuta in Israele

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La quasi totalità degli attivisti spagnoli coinvolti nell’azione della Global Sumud Flotilla ha fatto ritorno in patria, dopo le operazioni di rimpatrio coordinate dal governo di Madrid. Un primo nucleo di ventuno persone, fra le quali si contavano il giornalista Carlos de Barrón, il collega Nestor Prieto e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau, aveva raggiunto la capitale spagnola già nella notte di domenica, accolto all’aeroporto da manifestazioni di sostegno. A questo gruppo, ieri sera, si sono uniti altri ventisette attivisti, giunti in volo da Atene, città nella quale erano stati condotti dalle autorità israeliane dopo il fermo. Le procedure di rientro, come è stato reso noto, hanno visto il ministero degli Esteri farsi carico delle spese di viaggio, una misura attuata nell’ambito di un’intesa con il governo di Netanyahu per agevolare e accelerare i rimpatri.

La situazione di Reyes Rigo

Mentre la maggior parte dei partecipanti alla flottiglia è ormai sul suolo nazionale, all’appello manca ancora una persona: Reyes Rigo, un’attivista di Maiorca, la cui posizione rimane al centro di una contesa giudiziaria. Le accuse rivoltele dalle autorità israeliane, che ne motivano la trattenuta, si riferiscono a un episodio occorso durante la detenzione nel carcere di Ketziot, dove avrebbe morso un’infermiera intervenuta per assistere le guardie mentre la donna stava per essere sottoposta a visite mediche. Una ricostruzione, questa, che non ha trovato conferma indipendente e che viene contestata dalle organizzazioni per i diritti umani, le quali seguono con attenzione lo sviluppo della vicenda.

Lo sciopero della fame in detenzione

Prima che si concludesse il rimpatrio del grosso del gruppo, la situazione per molti di loro era apparsa critica. Mentre i primi ventuno rientravano a Madrid, altri ventotto rimanevano infatti in stato di detenzione in Israele, in attesa che si sbloccassero le pratiche per il loro rilascio. Secondo quanto dichiarato dall’organizzazione che promuove la missione, almeno sette di quegli attivisti avevano dato inizio a uno sciopero della fame, una forma di protesta estrema per denunciare le condizioni della loro reclusione e per reclamare una liberazione immediata, senza che ciò sortisse, nell’immediato, effetti tangibili.

Conseguenze politiche e legali

Sul piano politico e legale, la vicenda ha cominciato a generare delle conseguenze. La presidente del gruppo parlamentare CUP, Pilar Castillejo, al suo arrivo all’aeroporto di Barcellona-El Prat, ha annunciato pubblicamente l’intenzione di promuovere un’azione legale contro lo Stato di Israele, accusato di aver messo in atto un “vero e proprio rapimento” ai danni degli attivisti della Flotilla. Apparsa al fianco di Adrià Plazas, membro della segreteria nazionale del partito e anch'egli parte della missione, Castillejo ha sottolineato la determinazione del suo movimento nel voler perseguire ogni strada giudiziaria, ritenendo che i fatti accaduti configurino una violazione grave della libertà personale.

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