Gli attivisti della Flotilla raccontano la detenzione in Israele
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Redazione Interno
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Cesare, Abderrahmane e Dario sono tra i primi attivisti italiani rilasciati dopo il fermo della Freedom Flotilla. I loro racconti descrivono ore difficili, ma sottolineano che la loro esperienza è poca cosa rispetto a ciò che vivono i palestinesi.
Cesare, skipper in pensione di 71 anni, è atterrato a Fiumicino. Le 72 ore di detenzione, dall'intercettazione della nave 'Otaria' fino al carcere di massima sicurezza di Ketziot, lo hanno "provato fisicamente e psicologicamente". Ha descritto una prigionia in cui lui e gli altri sono stati legati e bendati dalla polizia.
Il ringraziamento di Abderrahmane
Abderrahmane Amajou, 39 anni e presidente di ActionAid Italia, è giunto a Malpensa. Le sue prime parole sono state di ringraziamento per chi ha manifestato a sostegno della Flotilla e di Gaza. L'attivista, ex consigliere comunale di Bra, è stato rilasciato insieme ad altri.
I dettagli della prigionia di Dario
Dario Crippa, rientrato a Bergamo, ha raccontato alcuni dettagli della detenzione: "Di notte ci cambiavano cella di continuo" e i militari "ci puntavano i kalashnikov spianati". La sua riflessione va oltre l'esperienza personale: "Quello che abbiamo subito noi è solo un decimo di quello che succede giornalmente ai palestinesi".
Le denunce e gli insulti di Arturo
Arturo Scotto, deputato del Partito Democratico, ha denunciato di aver subito insulti durante il volo di rientro. La sua prima azione in Italia è stata sporgere denuncia contro l'esercito israeliano per il sequestro del telefono, mai restituito: "Tecnicamente, si è trattato di un furto".




