Ilva, la bomba degli esuberi pronta a esplodere tra Piano A e Piano B

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Che si opti per il primo o il secondo scenario, sull’ex Ilva di Taranto pesa un’incognita destinata a ripercuotersi sul fronte occupazionale. Il sindaco Piero Bitetti ha sottolineato come la rinuncia alla produzione Dri – prevista dal Piano A – comporterebbe circa 700 licenziamenti, ma ha evitato di approfondire le conseguenze del Piano B, che punta su tre forni elettrici per decarbonizzare l’acciaieria senza gli impianti di preridotto. Questi ultimi, però, necessitano della nave di rigassificazione, la cui assenza rischia di compromettere l’intero sistema.

Intanto, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ribadisce la volontà del governo di non abbandonare la partita. «Noi sull’Ilva non ci arrendiamo», ha dichiarato al Messaggero, annunciando una «settimana decisiva» per il destino dello stabilimento. Oggi i sindacati sono attesi al Mimit per valutare l’impatto occupazionale dell’accordo di programma, mentre domani toccherà alle istituzioni locali – Comune e Regione – confrontarsi sul piano industriale.

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