Niqab a scuola, Valditara: “Serve una legge”
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Redazione Interno
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Il caso delle studentesse che indossano il niqab, il velo integrale che copre il volto lasciando visibili solo gli occhi, nella scuola di Monfalcone, in provincia di Gorizia, ha acceso un dibattito che va oltre i confini locali, approdando al centro del confronto politico e istituzionale. La questione, sollevata dalle procedure di identificazione imposte alle ragazze prima dell’ingresso in aula, ha portato il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, a esprimere forti perplessità riguardo alla libertà e all’integrazione delle giovani all’interno del contesto scolastico. Preoccupazioni che hanno trovato un’eco immediata nel ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, il quale ha dichiarato di condividere il messaggio del Garante e ha annunciato la necessità di una legge per regolamentare l’uso del niqab nelle scuole.
Valditara, intervenendo sulla questione, ha sottolineato come la scuola debba rappresentare un luogo di “vera integrazione”, dove le relazioni umane siano solide e trasparenti, e dove la dignità della persona venga valorizzata. Secondo il ministro, l’ambiente scolastico deve garantire a tutti gli studenti, senza distinzioni, la possibilità di crescere in modo armonioso, libero da condizionamenti culturali o religiosi che possano ostacolare il pieno sviluppo delle loro potenzialità. Una posizione che, sebbene non esplicitamente critica verso la pratica del niqab, lascia intendere come il governo intenda intervenire per evitare che il velo integrale diventi un ostacolo al processo di integrazione e di riconoscibilità personale, principio cardine in una società libera e democratica.
Anche Emma Bonino, figura storica della politica italiana, è intervenuta nel dibattito, esprimendo una netta contrarietà all’uso del niqab a scuola. “L’Italia non è il Bangladesh”, ha dichiarato, sottolineando come in una società libera viga l’obbligo della riconoscibilità personale. Una presa di posizione che, seppur netta, riflette un sentimento diffuso tra chi vede nel velo integrale un simbolo di oppressione e di discriminazione femminile, lontano dai valori di uguaglianza e libertà su cui si fonda la cultura occidentale.
Il caso di Monfalcone, tuttavia, non si limita a essere una questione di principio. Le studentesse che indossano il niqab, infatti, sono sottoposte a controlli quotidiani per verificare la loro identità, una pratica che, sebbene necessaria per garantire la sicurezza e la trasparenza all’interno dell’istituto, rischia di trasformarsi in un ulteriore elemento di esclusione. Secondo il Garante Terragni, questa situazione crea presupposti negativi per l’effettiva integrazione delle ragazze, non solo nel contesto scolastico ma anche in quello sociale più ampio. Un’integrazione che, per essere reale, richiede non solo il rispetto delle regole comuni, ma anche la capacità di costruire relazioni autentiche e prive di barriere, siano esse fisiche o culturali.




