Iran e Sanzioni: L'Occidente Attiva il Meccanismo Snapback dell'Accordo Nucleare
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Redazione Esteri
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L'Iran è di nuovo al centro di una severa pressione internazionale. Gran Bretagna, Francia e Germania (E3) hanno attivato in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il cosiddetto “snapback”, una clausola del Piano d’azione congiunto globale (JCPOA) del 2015 che ripristina automaticamente il regime sanzionatorio. La mossa segna la fine de facto dell’intesa raggiunta sotto l’amministrazione Obama, che mirava a contenere il programma atomico iraniano in cambio di un allentamento delle misure punitive.
Il punto di non ritorno della crisi
Il ripristino delle sanzioni, divenuto operativo alla mezzanotte GMT di domenica 28 settembre, è l’epilogo di una crisi progressivamente degenerata. I negoziati intensificatisi nelle ultime settimane non hanno prodotto risultati, spingendo le diplomazie europee a fare ricorso allo snapback. L’Iran, che aveva beneficiato della sospensione delle sanzioni, si ritrova così isolato, con l’intero sistema dell’Onu chiamato a riapplicare le restrizioni.
Il collasso di un'architettura diplomatica
La procedura sancisce il collasso definitivo di un negoziato che avrebbe dovuto aprire una fase di distensione. La complessità dello snapback, concepito come opzione di ultima istanza, dimostra la fragilità degli equilibri su cui poggiava l’accordo. La mossa delle cancellerie europee consegna la questione a uno scenario nuovo, privo delle tutele multilaterali del passato.
Uno scenario internazionale mutato
Con il ritorno in vigore delle sanzioni, la scena internazionale registra un mutamento significativo. Gli effetti si riverbereranno non solo sulle relazioni con Teheran ma anche sulla credibilità del sistema di non-proliferazione. L’Onu deve ora gestire le conseguenze di un fallimento, mentre l’Iran, già sotto pressione economica, affronta un isolamento rafforzato.




