Iran, la frustrazione di Trump che frena Netanyahu: «L’intesa doveva essere firmata a giorni»
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Redazione Esteri
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Quell’accordo che doveva essere firmato “a giorni”, come aveva anticipato nei giorni scorsi lo stesso presidente degli Stati Uniti, rischia concretamente di trasformarsi in un’occasione mancata. Il sogno trumpiano di non iniziare nuove guerre e di chiudere tutte quelle in corso – teorizzato nel corso della campagna elettorale del 2024 – sembra sgretolarsi lentamente di fronte all’ennesima escalation in Medio Oriente, rendendo il presidente sempre più stanco di una situazione che gli sfugge di mano.
Ieri, nelle stesse ore in cui l’Iran lanciava nuovi missili contro Israele in risposta agli attacchi nel Libano meridionale, Donald Trump è intervenuto in diverse trasmissioni televisive per cercare di arginare quella che percepisce come una deriva pericolosa voluta dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, reo di giocare sul filo dell’escalation con l’ultimo azzardo libanese.
Il nodo di Beirut e la linea rossa iraniana
Come se il Libano e l’Iran non fossero due espressioni di una medesima equazione – e come se l’accordo che gli Stati Uniti stanno cercando di raggiungere con Teheran non fosse legato a doppio filo a quel che accade nei sobborghi di Beirut – Netanyahu ha dato l’ordine di bombardare Dahieh, roccaforte di Hezbollah nella capitale libanese. La reazione, prevedibile e annunciata, non si è fatta attendere: il regime iraniano ha risposto con un lancio di missili, alimentando la frustrazione della Casa Bianca.
Fonti diplomatiche citate dall’agenzia Axios rivelano che durante una concitata telefonata, il tycoon avrebbe letteralmente perso le staffe, arrivando a definire Netanyahu “un folle” e a rinfacciargli la sua gratitudine: «Saresti in prigione se non fosse stato per me». La tensione è palpabile: mentre Teheran condiziona la prosecuzione dei negoziati di pace a un cessate il fuolo completo in Libano, Trump si trova costretto a frenare il suo alleato per non compromettere un’intesa che riteneva ormai imminente.
L’annuncio affrettato e la smentita secca
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato il diretto interessato, Donald Trump, quando ha annunciato pubblicamente di aver raggiunto un accordo tra Israele e Hezbollah per fermare gli attacchi reciproci. Una notizia, quella diffusa dal presidente, che è stata subito smentita da Netanyahu, gettando nel caos la narrazione ufficiale dell’amministrazione statunitense.
Nei giorni successivi, nonostante alcuni segnali positivi e le aperture del governo libanese – il quale aveva confermato la disponibilità del gruppo sciita a interrompere gli attacchi contro il nord di Israele in cambio della fine delle operazioni israeliane nel sud del Paese – la tanto sbandierata tregua non si è concretizzata. Il premier israeliano ha anzi ribadito con forza che le operazioni delle IDF sarebbero continuate, dimostrando una pericolosa autonomia decisionale che mette in difficoltà l’inquilino della Casa Bianca.
La strategia della tensione e il ruolo dei mediatori
Nel caos delle dichiarazioni contraddittorie emerge chiaramente il tentativo di Netanyahu di imporre la propria agenda bellica. Parlando a Channel 12, Trump ha dichiarato che avrebbe chiamato Netanyahu “adesso” per dirgli di non attaccare l’Iran in risposta ai lanci missilistici, mentre a Fox News ha aggiunto di non essere “per niente contento” dell’attacco israeliano a Beirut sud. Dall’altra parte, l’Iran gioca la carta del ricatto: l’agenzia Tasnim, vicina alle Guardie della Rivoluzione, ha fatto sapere che finché le bombe cadranno sul Libano, i colloqui con l’America resteranno congelati.
I mediatori pakistani, che stanno tentando di tenere insieme i cocci di un negoziato già fragile, rischiano di vedere i loro sforzi vanificati da quello che ormai appare come un vero e proprio braccio di ferro tra i due alleati storici. L’accordo, insomma, che doveva rappresentare il fiore all’occhiello della politica estera trumpiana, rischia di naufragare sugli scogli di una gestione separata dei conflitti che non tiene conto della loro intrinseca interconnessione.




