Petrolio in rialzo del 3% dopo l’attacco iraniano alla base Usa in Giordania

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il petrolio ha registrato un rialzo di oltre il 3% sui mercati asiatici dopo l’attacco con missili iraniani contro una base statunitense in Giordania, un episodio che ha riacceso le tensioni in Medio Oriente. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, tutti i missili lanciati contro la base sono stati intercettati. Nelle contrattazioni internazionali il prezzo del greggio è tornato quindi a salire, con il Wti indicato a 82,22 dollari e il Brent a 84,57 dollari, mentre gli operatori hanno seguito gli sviluppi dello scontro tra Iran, Stati Uniti e Israele.

La reazione dei mercati dopo l’attacco con missili iraniani

Il movimento del petrolio è arrivato dopo un nuovo episodio di forte tensione geopolitica che ha coinvolto direttamente interessi statunitensi nella regione. L’attacco “a sorpresa” con missili contro una base Usa in Giordania ha spinto i mercati a valutare gli effetti possibili sull’area mediorientale e sugli approvvigionamenti energetici. La crescita delle quotazioni del greggio si è inserita in un contesto caratterizzato dalla fine della fragile tregua tra Usa e Iran, con nuove accuse e minacce che hanno riportato al centro del confronto la sicurezza delle infrastrutture e il ruolo strategico del petrolio.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha inoltre comunicato che aerei da guerra statunitensi e sauditi hanno colpito diversi siti logistici e di armi terroristici nell’Iraq orientale. Nella dichiarazione diffusa dal Centcom è stato rivolto un avvertimento all’Iran e ai suoi alleati affinché interrompano gli attacchi per evitare ulteriori ritorsioni statunitensi. Il ministero della Difesa saudita ha confermato le operazioni congiunte contro milizie definite fedeli all’Iran, accusate di aver tentato di colpire impianti petroliferi nella parte orientale del regno attraverso l’utilizzo di droni.

Le tensioni tra Israele, Iran e Stati Uniti coinvolgono l’energia

Il confronto tra Israele, Iran e Stati Uniti si è esteso anche alle infrastrutture energetiche e alle possibili conseguenze sul mercato del petrolio. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che Israele sarebbe pronto a colpire nuovamente l’Iran e le sue infrastrutture energetiche, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti non approverebbero questa scelta perché potrebbe danneggiare i Paesi confinanti e provocare una crisi petrolifera globale. Le dichiarazioni hanno riportato l’attenzione sul rapporto tra operazioni militari, stabilità regionale e disponibilità di energia.

Le accuse israeliane nei confronti di Teheran e le tensioni tra il governo israeliano e Washington si inseriscono in una fase in cui lo Stretto di Hormuz viene indicato come uno dei punti centrali dello scontro. L’area è collegata agli equilibri della sicurezza, del commercio internazionale e degli approvvigionamenti energetici. Gli sviluppi tra Iran, Stati Uniti e Israele continuano quindi a influenzare le valutazioni dei mercati, con il petrolio che ha reagito immediatamente alle nuove notizie provenienti dal Medio Oriente.

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