L'Inter a Lecce senza i senatori: Chivu pesca dalla panchina e rilancia Diouf

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La capolista si appresta a varcare il cancello del Via del Mare con una formazione che, per ragioni contingenti, somiglia più a un esperimento tattico che a una macchina da guerra pronta a blindare il primato. Archiviata con più di un livido la notte amara di Bodo/Glimt, dove il sintetico norvegese ha lasciato strascichi pesanti, Cristian Chivu deve fare i conti con un centrocampo decimato e un attacco improvvisamente orfano del suo condottiero. Le squalifiche di Hakan Calhanoglu e Nicolò Barella, infatti, si sommano all'emergenza fisica che attanaglia la mediana: se Piotr Zielinski e Davide Frattesi hanno recuperato e rappresentano due certezze per la cerniera, la condizione di Kristjan Sucic e Henrikh Mkhitaryan appare più nebulosa. Il primo ha disputato novanta minuti su quel tappeto artico che l'Inter, informalmente, ha segnalato alla Uefa come più vicino a un campo da Subbuteo che a un rettangolo di Champions; il secondo, reduce da due partite ravvicinate, a trentasette anni mostra i segni di una stanchezza che lo rende un’opzione azzardata per due impegni consecutivi.

L’enigma del centrocampo e la possibile sorpresa Diouf

Ecco allora che, nelle riflessioni notturne del tecnico romeno, ha preso l’ipotesi di pescare dalla panchina un profilo finora utilizzato con il contagocce in campionato. Andrea Diouf, il francese classe 2003, scalpita per una maglia da titolare in mediana, lui che in questa Serie A ha conosciuto il sapore dell’undici di partenza in una sola circostanza: guarda caso, fu proprio contro il Lecce, seppur impiegato come esterno destro in un ruolo che non gli appartiene del tutto. La situazione attuale, fatta di assenze pesanti e di giocatori da dosare, potrebbe restituirgli una collocazione più naturale nel cuore del gioco. Chivu valuta la sua freschezza atletica come un’arma da opporre alla vivacità di un Lecce, quello di Eusebio Di Francesco, reduce da due successi consecutivi e rinfrancato in classifica. In avanti, poi, la musica non cambia: l’infortunio di Lautaro Martinez, quel risentimento al muscolo soleo del polpaccio sinistro che lo terrà lontano dai campi per circa un mese, apre le porte del paradiso a Pio Esposito. Il giovane attaccante, già lanciato nella mischia nelle ultime uscite, affiancherà Marcus Thuram in una coppia d’attacco chiamata a dimenticare in fretta i gol del Toro.

Una difesa da ricomporre e il peso delle assenze

Dietro, le gerarchie subiscono un parziale rimescolamento. Con Yann Sommer saldamente tra i pali, la linea a tre dovrebbe vedere il rientro di Yann Aurel Bisseck affiancato a Manuel Akanji, con Carlos Augusto in vantaggio su Alessandro Bastoni per il ruolo di braccetto sinistro, vuoi per gestire le energie del playmaker italiano, vuoi per preservarlo in vista degli impegni infrasettimanali. Sulle corsie laterali spazio a Luis Henrique e Federico Dimarco, pedine insostituibili nello scacchiere offensivo nerazzurro. Resta il fatto, però, che l’Inter perde in un colpo solo tre punti di riferimento assoluti: Barella e Calhanoglu, squalificati, e il capitano Lautaro, infortunato. Già in passato, come nella trasferta di Dortmund, era capitato di cominciare una partita senza i tre senatori, ma allora si trattava di infortuni e turn-over ragionati, mentre oggi l’assenza è contemporanea e impone a Chivu di architettare un progetto di gioco alternativo, basato più sulla corsa e sulla freschezza che sulla consueta gestione del possesso.

Il peso della trasferta e il recupero degli acciaccati

Mentre la squadra si raduna in albergo per la rifinitura, lo staff medico monitora con apprensione i muscoli di chi è reduce dall’inferno norvegese. Zielinski, che a Bodo aveva accusato qualche fastidio, assicura di sentirsi meglio e sarà del viaggio, ma la sua presenza dal primo minuto dipenderà dalla risposta ai carichi di lavoro nelle prossime ore. Frattesi, invece, ha smaltito la febbre e i problemi gastrointestinali che lo avevano fermato prima della trasferta europea e scalpita per tornare in cabina di regia. Discorso diverso per Denzel Dumfries: i suoi progressi sono costanti e l’obiettivo dichiarato resta il derby dell’8 marzo, anche se non è escluso un suo ritorno in panchina già per la gara col Genoa di sabato prossimo. Per ora, però, l’attenzione è tutta sul match salentino, una tappa fondamentale per allungare in classifica e dimenticare la scoppola patita in Norvegia, in attesa del ritorno di martedì a San Siro che varrà la qualificazione agli ottavi di Champions.

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