Lamborghini, un 2025 da record che nasconde un’anomalia: utile in calo e addio all’elettrico puro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Diecimilasettecentoquarantasette vetture consegnate, un fatturato che tocca i 3,2 miliardi di euro, segnando un +3,3% rispetto all’anno precedente: a guardare solo questi numeri, per Lamborghini il 2025 sembrerebbe un trionfo senza macchia. E in parte lo è, considerando che si tratta del miglior risultato commerciale della storia per la Casa di Sant’Agata Bolognese, la quale conferma per il terzo anno consecutivo di aver superato quota diecimila auto vendute, un’asticella che nel settore delle hypercar rappresenta un posizionamento di assoluto rilievo. C’è però una dissonanza, un’incongruenza che salta all’occhio quando si scende nel dettaglio dei conti: l’utile operativo, infatti, arretra. Passa dagli 834 milioni del 2024 ai 768 milioni dell’esercizio appena chiuso, con una redditività che si attesta al 24%, in calo rispetto al picco del 27% toccato l’anno prima.

Dazi, cambi e una strategia da rivedere: le voci che pesano sul conto economico

A spiegare questa apparente contraddizione – numeri da record in termini di volumi e fatturato ma una lieve flessione nei margini – sono tre fattori principali, che il management del marchio, guidato dal CEO Stephan Winkelmann, ha definito come esogeni e in larga parte indipendenti dalla propria volontà. Il primo è l’introduzione dei dazi statunitensi, un tema tornato di stretta attualità con la nuova amministrazione Trump, che hanno inciso direttamente sul mercato più importante per il Toro, quello a stelle e strisce, il quale da solo vale circa il 30% delle vendite complessive. Per cercare di assorbire l’impatto di queste tariffe – senza rinunciare a un mercato così strategico – l’azienda ha scelto una strada obbligata: ritoccare i listini verso l’alto, con aumenti del 10% per la Revuelto e del 7% per modelli come Urus e Temerario, una manovra che ha permesso di contenere il danno ma non di annullarlo del tutto. A questo si aggiunge la fluttuazione negativa dei tassi di cambio, in particolare l’andamento del dollaro e dello yen, che ha ulteriormente eroso i margini in un contesto macroeconomico già di per sé complesso e difficilmente prevedibile.

Il terzo elemento, forse il più significativo in ottica strategica, riguarda gli oneri straordinari legati all’adattamento del piano “Direzione Cor Tauri”. Sono stati interamente contabilizzati nell’esercizio e hanno inciso sul risultato operativo: si tratta dei costi legati al cambio di rotta sull’elettrificazione, una decisione controcorrente che ha portato la Casa emiliana a rivedere il futuro del suo primo modello a batteria.

La svolta inattesa: quando il cliente dice no all’elettrico puro

Se la crescita dei volumi e del fatturato dimostra una solidità inattaccabile, la scelta di abbandonare (almeno per ora) la strada dell’elettrico puro è forse il segnale più forte della capacità di Lamborghini di ascoltare il mercato, anche quando questo va in direzione opposta rispetto alle narrazioni dominanti. La Lanzador, il quarto modello che doveva rappresentare il primo full electric del marchio con una sa anteprima già nel 2023, arriverà su strada ma con una formula diversa: sarà un’ibrida plug-in, esattamente come le attuali Revuelto, Urus SE e la nuova Temerario. Una scelta, questa, dettata da una constatazione di fatto emersa dalle indagini di mercato condotte dalla stessa azienda. “Solo tre o quattro anni fa, il tasso di adozione dell’elettrico sembrava in forte crescita, ma oggi la curva si è appiattita”, ha spiegato Winkelmann presentando i dati. La clientela, quella che acquista supercar da oltre 200mila euro, ha provato l’elettrico e in molti casi ne è rimasta delusa. O meglio: non ha trovato in quella esperienza di guida il sound, l’emozione e la visceralità che, per questo specifico segmento, rappresentano ancora una “conditio sine qua non”.

Non si tratta, dunque, di un ritardo tecnologico o di una mancanza di visione, ma di un adeguamento a ciò che il mercato richiede. Mentre la rivale di Maranello, Ferrari, si appresta a lanciare la sua prima elettrica (la Luce), Lamborghini sceglie consapevolmente di prendere tempo. L’obiettivo dichiarato è continuare a investire sulla tecnologia ibrida, che in questo momento rappresenta il miglior compromesso tra la necessità di ridurre le emissioni e il desiderio di non snaturare l’identità del prodotto. La mossa, paradossalmente, ha già dato i suoi frutti: il programma di personalizzazione “Ad Personam” – che spinge il valore medio delle vetture verso l’alto – ha raggiunto un tasso di adozione del 94% nel 2025, un dato che conferma come i clienti siano disposti a spendere per rendere unica la propria auto, a patto che questa conservi il carattere da vera Lamborghini.

L’equilibrio del toro: come reggere la complessità senza perdere la bolla

Ciò che colpisce, analizzando il biennio 2024-2025, è la capacità dell’azienda di gestire quella che Winkelmann definisce “complessità” senza perdere il passo. Nonostante le tensioni geopolitiche in Medio Oriente – un’area che per il marchio vale circa il 4-5% del mercato e dove la logistica ha subito blocchi – e nonostante la frenata del mercato cinese, la Casa di Sant’Agata Bolognese ha mantenuto un portafoglio ordini solido, capace di garantire visibilità sul medio termine. A sostenere questa tenuta sono stati il mix di prodotto, trainato dalla Revuelto che continua a registrare una domanda fortissima, e l’avvio delle consegne della Temerario, la nuova supercar V8 biturbo ibrida le cui consegne sono partite nei primi mesi del 2026 e che completa la gamma ibridizzata.

Il risultato è quello di un’azienda che, in un contesto di incertezza globale, ha saputo trasformare le pressioni esterne – dazi, cambi, crisi internazionali – in leve per consolidare il proprio valore. L’utile operativo in calo non viene letto come un segnale di debolezza, ma come il costo necessario per mantenere un equilibrio che oggi vede la redditività posizionarsi ancora “tra i player del lusso più profittevoli a livello mondiale”. Per il 2026, la strategia è quella di proseguire su questa traiettoria, forti di una gamma completamente ibrida e di un posizionamento che, rifiutando la fretta dell’elettrico, punta a cavalcare l’onda lunga della personalizzazione e delle prestazioni estreme.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.