Otto arresti per l'incendio nel complesso residenziale di Hong Kong, il più letale da decenni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un rogo di immane violenza, che ha impiegato ben quarantotto ore prima di essere domato, ha ridotto in cenere una parte significativa del Wang Fuk Court, un complesso di grattacieli situato nel quartiere di Tai Po, trasformando un'operazione di soccorso in una lunga e straziante ricerca tra le macerie. Le fiamme, divampate mentre erano in corso lavori di ristrutturazione su sette torri, ciascuna di trentuno piani, hanno causato la morte di almeno 128 persone, ferendone quasi un centinaio, in quella che si configura senza dubbio come la tragedia più grave per la città dagli anni Novanta. Le autorità, muovendosi tra il fumo ancora acre e le strutture pericolanti, hanno avviato con tempestività un'indagine approfondita, i cui primi sviluppi hanno già portato all'arresto di otto persone, sospettate di concorso in disastro colposo e negligenza, mentre le squadre di vigili del fuoco continuano instancabilmente le loro operazioni nel tentativo di scongiurare il rischio di ulteriori crolli.

Materiali infiammabili e sistemi di sicurezza inadeguati

L'attenzione degli investigatori si è concentrata, in una prima fase ricostruttiva, proprio sui ponteggi e sulle coperture che avvolgevano le facciate degli edifici, rivelatisi un pericoloso vettore per la propagazione delle fiamme. Appare ormai certo, stando alle dichiarazioni dei periti, che per quelle strutture temporanee non siano stati impiegati materiali ignifughi, come prescritto invece dalle normative più elementari in materia di sicurezza cantieristica; al loro posto, sono state utilizzate estese reti di plastica di colore verde e pannelli di polistirolo, i quali, a contatto con il calore, hanno sprigionato fumi tossici e hanno alimentato l'avanzata dell'incendio verso i piani più alti. A questo scenario già di per sé compromesso, si è aggiunta la scoperta, da parte dei pompieri intervenuti, di un malfunzionamento generalizzato degli allarmi antincendio, i quali non avrebbero assolto alla loro funzione di preallarme, privando gli inquilini di quei minuti preziosi che avrebbero potuto consentire loro una via di fuga.

Il ricordo delle tragedie passate e le immediate misure del governo

La gravità dell'accaduto ha rievocato, nella memoria collettiva, alcuni dei capitoli più bui della storia di Hong Kong, riportando alla luce eventi luttuosi che si credevano confinati negli annali. L'incendio di Wang Fuk Court, infatti, supera per numero di vittime quello che nel 1996 devastò un edificio commerciale a Kowloon, causando la morte di 41 persone, e si avvicina, per impatto emotivo e sociale, al rogo di un magazzo nel 1948, che provocò 176 decessi. Di fronte a una simile ecatombe, il governo ha annunciato l'immediata attivazione di controlli a tappeto su tutti i cantieri di ristrutturazione attivi in complessi residenziali, con l'obiettivo dichiarato di verificare la piena conformità dei materiali e delle impalcature agli standard di sicurezza vigenti, un'iniziativa che mira a prevenire il ripetersi di simili disastri.

Le reazioni rispettose dal mondo dell'intrattenimento

L'onda d'urto della tragedia ha travalicato i confini del quartiere di Tai Po, toccando da vicino anche settori apparentemente distanti, come quello dell'intrattenimento. La Walt Disney Company, in un gesto di profondo rispetto, ha infatti deciso di sospendere la première del suo attesissimo sequel animato "Zootropolis 2", rinviando un evento di grande richiamo mediatico per onorare la memoria delle vittime e delle loro famiglie. La pellicola, che avrebbe dovuto riportare nelle sale la coppia di investigatori formata da Nick Wilde e Judy Hopps, ha dunque temporaneamente ceduto il passo al lutto cittadino, in una scelta che è stata accolta con silenziosa approvazione.

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