I migliori bar del mondo parlano italiano, da Hong Kong a Roma

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’edizione 2025 dei World’s 50 Best Bars, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta l’8 ottobre a Hong Kong, ha sancito, con l’autorità che le è propria, un primato dal sapore profondamente italiano. Il vertice della classifica, che rappresenta il più prestigioso riconoscimento globale per l’arte della miscelazione, è occupato dal Bar Leone di Hong Kong, creatura del romano Lorenzo Antinori, il quale, partito dal bancone del Caffè del Moro a Trastevere, ha costruito una carriera internazionale toccando capitali come Londra e Seoul prima di approdare nell’ex colonia britannica. È italiano, dunque, il bar migliore al mondo, un locale che, sebbene situato in un contesto metropolitano e verticale come quello di Hong Kong, ha scelto di guardare orizzontalmente, alla strada, ispirandosi apertamente alle osterie di quartiere della Capitale.

Il manifesto della semplicità

Ciò che ha convinto la giuria internazionale dei World’s 50 Best Bars, composta da centinaia di esperti del settore, non è stata una ricerca di tecnicismi estremi o di ingredienti eccessivamente ricercati, bensì l’adesione a una filosofia dichiarata di “cocktail popolari”. Questa espressione, che il locale stesso traduce come "cocktail per la gente del posto", costituisce il cuore di un’operazione che rende omaggio a quelle realtà romane, spesso umili e prive di affettazione, dove la socialità si costruisce attorno a un caffè, a un aperitivo o a una semplice chiacchierata. L’interno del bar, del resto, è stato concepito come una dichiarazione d’amore verso la Roma degli anni Ottanta e Novanta, con un’attenzione maniacale ai dettagli che evocano un’atmosfera accogliente e senza pretese, profondamente radicata nei canoni dell’ospitalità italiana.

Oltre il podio assoluto

Il trionfo del Bar Leone, per quanto eclatante, non esaurisce la presenza italiana nella lista dei cinquanta migliori locali a livello planetario. Altri esercizi, sia entro i confini nazionali sia portati oltre frontiera da barman italiani, hanno infatti ottenuto un piazzamento di rilievo, a testimonianza di una scuola che continua a produrre talenti e a dettare tendenze. Se ne trae la conferma di un modello di successo che, pur declinando il concetto di tradizione in modi differenti, trova nella qualità delle materie prime, nella tecnica impeccabile e in una genuina capacità relazionale i suoi punti di forza più solidi e riconoscibili.

Un riconoscimento al valore della cultura materiale

L’affermazione di Lorenzo Antinori, il quale ha saputo esportare con successo un’estetica e un’etica del consumo così legate a un immaginario locale specifico, suggerisce come il valore di un’esperienza al bar non risieda necessariamente nell’eccezionalità iperbolica, ma possa trovare la sua massima espressione nell’autenticità di un gesto quotidiano elevato a rito. La placca della ricevitoria, apposta sui muri esterni del Bar Leone come un sigillo di veridicità, funge da promessa di un’atmosfera familiare, un luogo dove chiunque, dal residente al viaggiatore più distante, può trovare un rifugio che parla una lingua universale, quella della condivisione e della gradevolezza semplice.

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