Vaccino a mRNA contro il melanoma, fase III superata: cosa emerge

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il vaccino a mRNA contro il melanoma ha superato la fase III dello studio internazionale INTerpath-001, segnando un passaggio importante nella ricerca contro questo tumore della pelle. Non si tratta di un vaccino preventivo, ma di una terapia personalizzata costruita sulle caratteristiche del tumore di ogni paziente e pensata per prevenire le recidive. La professoressa Rossana Berardi, direttrice della Clinica Oncologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, professoressa di Oncologia Medica all’Univpm, presidente di One Health Foundation e presidente eletta AIOM, ha definito quanto emerso «un passaggio storico». Le informazioni disponibili indicano che la combinazione tra il trattamento personalizzato a mRNA e l’immunoterapia ha raggiunto l’obiettivo principale dello studio.

Come funziona il vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma

La caratteristica centrale del trattamento è la personalizzazione: il vaccino è diverso per ogni paziente e viene costruito leggendo le mutazioni del suo tumore. Nel percorso descritto, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per realizzare una terapia a mRNA capace di adattarsi alle caratteristiche specifiche della malattia. L’obiettivo non è impedire che il melanoma si sviluppi in una persona sana, ma intervenire dopo l’asportazione del tumore per ridurre il rischio che la malattia si ripresenti. È questo l’elemento che distingue il vaccino personalizzato a mRNA da una vaccinazione preventiva e che colloca il trattamento nell’ambito dell’oncologia di precisione.

Lo studio internazionale di fase III INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma cutaneo ad alto rischio completamente asportato. La sperimentazione ha valutato l’associazione tra la terapia personalizzata a mRNA intismeran autogene e l’immunoterapia con pembrolizumab, confrontandola con il solo pembrolizumab. Secondo le informazioni fornite, lo studio ha raggiunto il suo obiettivo principale: la combinazione dei due trattamenti ha prolungato in modo statisticamente significativo il tempo senza recidiva rispetto alla sola immunoterapia. Il risultato riguarda quindi pazienti già sottoposti all’asportazione completa del melanoma e considerati ad alto rischio di una nuova manifestazione della malattia.

Melanoma e vaccino mRNA, gli oncologi attendono i dati dello studio

Accanto alle valutazioni positive, resta centrale l’attesa per la diffusione dei dettagli completi dello studio. Barbara Merelli, medico specialista in Oncologia Medica nel reparto di Oncologia dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha sottolineato che, sulla base delle informazioni disponibili, i risultati appaiono «molto incoraggianti», precisando però che occorre attendere la pubblicazione dei dati sullo studio in corso. Il melanoma deriva dalla trasformazione tumorale dei melanociti, alcune delle cellule che formano la pelle, e i passi avanti della ricerca riguardano in questo caso una strategia terapeutica costruita direttamente sulle mutazioni presenti nel tumore del singolo paziente.

Un ruolo rilevante nella sperimentazione internazionale è stato svolto anche dall’Istituto nazionale tumori di Milano. Secondo i dati forniti, l’INT ha randomizzato 82 pazienti sui 128 sottoposti a screening, offrendo il maggiore contributo al trial internazionale INTerpath-001. Il numero dei pazienti randomizzati dall’Istituto milanese supera di oltre 30 quello del secondo centro, situato in Australia, nella graduatoria mondiale indicata. La partecipazione dell’INT mette così in evidenza il peso della ricerca italiana all’interno dello studio sul vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma, mentre l’attenzione resta concentrata sui dati completi relativi all’efficacia della combinazione con pembrolizumab.

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