Vaccino a mrna contro il melanoma, i risultati positivi dello studio di fase 3: la svolta trasformativa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SALUTE Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Salute Redazione Salute   -   La ricerca oncologica ha da poco raggiunto un traguardo che, per molti versi, segna un prima e un dopo nella lotta a uno dei tumori della pelle più aggressivi, il melanoma. Per la prima volta, infatti, uno studio clinico di fase 3 ha confermato l’efficacia di un vaccino terapeutico personalizzato a mRNA, l’intismeran, in grado di ridurre significativamente il rischio di recidiva e la comparsa di metastasi a distanza in pazienti operati per melanoma ad alto rischio.

Un risultato che va al di là del singolo successo terapeutico, rappresentando la prima validazione su larga scala di un approccio che potrebbe ridefinire gli standard di cura non solo per questo tipo di cancro, ma per l'oncologia di precisione nel suo complesso.

Un vaccino su misura, non un siero preventivo

La prima distinzione, e forse la più importante, riguarda la natura di questo trattamento. Come ha spiegato chiaramente il professor Giuseppe Curigliano, vice direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e presidente eletto della European Society for Medical Oncology per il biennio 2027-2028, «questo non è un vaccino che, se somministrato, ti immunizza contro lo sviluppo di un cancro».

L’intismeran, precedentemente noto come mRNA-4157, è un vaccino terapeutico, non preventivo: viene costruito a partire dal profilo genetico del tumore di ogni singolo paziente, già diagnosticato e rimosso chirurgicamente, per educare il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali residue che potrebbero dare origine a nuove recidive. Non si tratta, quindi, di una difesa contro l'insorgenza della malattia, ma di un'arma per prevenirne il ritorno dopo l'intervento.

I risultati dello studio INTerpath-001

Il successo è stato annunciato da Moderna e dal suo partner MSD, che hanno diffuso i dati preliminari dello studio di fase 3 INTerpath-001. La sperimentazione, che ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma cutaneo in stadio IIB-IV ad alto rischio, completamente asportato, ha centrato i suoi obiettivi primari.

L'aggiunta del vaccino personalizzato intismeran all’immunoterapia standard con pembrolizumab (Keytruda) ha dimostrato di prolungare in modo statisticamente significativo il tempo di sopravvivenza libero da recidiva, riducendo anche il rischio di sviluppare metastasi a distanza rispetto al solo pembrolizumab. L'Italia, in questo contesto, ha giocato un ruolo da protagonista, risultando il paese con il più alto numero di pazienti arruolati; l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è stato il centro che ha randomizzato il maggior numero di partecipanti al mondo, ben 82 pazienti.

Un meccanismo d'azione all'avanguardia

Ciò che rende questa terapia estremamente innovativa è il suo meccanismo d’azione, che sfrutta la stessa piattaforma tecnologica dei vaccini anti-Covid ma applicata a un contesto terapeutico molto più complesso. Dopo l'asportazione chirurgica del tumore, il DNA del tessuto e un campione di sangue del paziente vengono sequenziati; un algoritmo di intelligenza artificiale identifica la firma mutazionale unica di quel cancro, selezionando fino a 34 neoantigeni, ovvero proteine anomale specifiche delle cellule tumorali.

A quel punto, viene sintetizzato un filamento di mRNA in grado di codificare per questi bersagli e, una volta iniettato, di “addestrare” i linfociti T a riconoscere e attaccare le cellule maligne rimaste in circolo. L’associazione con il pembrolizumab è fondamentale perché, mentre il vaccino indica al sistema immunitario chi colpire, l’immunoterapico impedisce al tumore di disattivare le difese dell’organismo, creando una sinergia letale per le cellule cancerose residue.

Un punto di svolta per l'oncologia di precisione

La rilevanza di questi dati non si limita al melanoma, ma risiede nella conferma di un paradigma terapeutico che fino a oggi era rimasto in gran parte teorico. Come sottolineato dal professor Curigliano, siamo di fronte a «una svolta trasformativa» perché si tratta del primo studio prospettico randomizzato di fase 3 che dimostra il beneficio di una terapia personalizzata a base di neoantigeni, progettata sulla base delle caratteristiche genomiche del singolo tumore.

Sebbene i dati presentati siano ancora preliminari e sia necessaria cautela in attesa del quadro completo, che sarà presentato in occasione del congresso Esmo 2026 a Madrid, le prospettive sono già enormi. La strada è ora spianata per l'avvio delle procedure di approvazione da parte delle autorità regolatorie come FDA ed EMA, e la stessa piattaforma tecnologica è già in fase di studio per altre indicazioni oncologiche, come i tumori del polmone, della vescica e del rene.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.