Il Fai apre il censimento dei “luoghi del cuore” 2026, in palio 600mila euro per il recupero del patrimonio dimenticato
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Redazione Interno
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Sono luoghi che attraversano la nostra esistenza, quelli che custodiscono la memoria di un intero Paese e cheppure, proprio per la loro natura intima e spesso marginale, rischiano di scomparire nel silenzio dell’incuria o sotto il peso del dissesto idrogeologico. A raccogliere questa eredità diffusa ci pensa, anche per quest’anno, il Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano che, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ha dato il via alla tredicesima edizione del censimento “I luoghi del cuore”. Si tratta, numeri alla mano, della più riuscita iniziativa di sussidiarietà civile nel nostro Paese: dal lontano 2003 a oggi sono stati oltre 13,5 milioni i voti espressi, capaci di coinvolgere più di 41mila siti sparsi in ben 6.500 comuni, ovvero l’83% del totale nazionale. Una partecipazione, quella popolare, che ha trasformato un semplice gesto di voto in un concreto strumento di pressione istituzionale e di mobilitazione economica.
Le lame pugliesi, un patrimonio carsico tra identità e abbandono
Tra i luoghi simbolo di questa edizione, e più in generale tra i tesori più straordinari del Mezzogiorno, ci sono le lame della Puglia centrale. Chi guarda dall’alto queste incisioni naturali – che in alcuni casi si spingono per oltre 40 chilometri nell’entroterra collegando l’altopiano delle Murge al mare Adriatico – potrebbe scorgerle come semplici depressioni del terreno o zone di risulta marginali. E invece, come documentano gli studi specialistici sul campo, rappresentano una connessione vitale tra l’ecosistema carsico e la pianura agricola; un patrimonio ambientale unico che rischia di essere dimenticato proprio per mancanza di conoscenza diffusa. La stessa fragilità si ritrova anche nelle masserie fortificate e nei frantoi ipogei, spazi di lavoro scavati nella roccia che oggi raccontano storie di civiltà contadina ormai in via di estinzione. Proteggere queste incisioni naturali significa, quindi, restituire memoria e futuro a un territorio che ha fatto della pietra la sua scrittura più autentica.
Dalla chiesa dell’Assunta di Recanati alle montagne del Trentino, la corsa ai voti è già iniziata
Il censimento, che resterà aperto fino al prossimo 15 dicembre, ha già registrato le prime candidature significative lungo tutta la penisola, segno che la macchina della partecipazione civica si è rimessa in moto senza attendere le strette finali. Nelle Marche, ad esempio, è stata ufficialmente candidata la Chiesa dell’Assunta di Recanati, un gioiello architettonico che segna il passaggio tra tardo Rinascimento e Barocco e che oggi versa in uno stato di inagibilità a causa dei danni subiti durante il terremoto del Centro Italia del 2016. Come avvenuto per altri edifici di culto nel corso delle precedenti edizioni – basti pensare che 73 dei 180 progetti finanziati finora riguardano proprio chiese e monasteri – anche in questo caso la votazione rappresenta l’ultima speranza per strappare il bene all’oblio. Allo stesso tempo, dal Trentino Alto-Adige arrivano le prime segnalazioni per luoghi iconici come il Santuario di San Romedio, il Sentiero della Ponale e la ferrovia del Renon, a dimostrazione che la voglia di tutelare non riguarda solo le pietre delle città d’arte ma anche i paesaggi della montagna e le sue infrastrutture storiche.
Le risorse economiche e il meccanismo dei contributi
Sul piano finanziario, l’edizione 2026 mette a disposizione un montepremi complessivo di 600mila euro, una cifra ragguardevole che verrà distribuita seguendo un meccanismo ormai consolidato. I primi tre luoghi più votati si aggiudicheranno rispettivamente 70mila, 60mila e 50mila euro, contributi pensati per interventi immediati di restauro e manutenzione straordinaria. Tuttavia, il programma non esaurisce qui le sue risorse: dopo l’annuncio della classifica finale previsto per il 2027, verrà riaperto un bando rivolto a tutti i siti che riusciranno a superare la soglia minima dei tremila voti. Per questi progetti saranno disponibili ulteriori finanziamenti fino a 50mila euro ciascuno, un’opportunità concreta per quelle realtà locali – piccole chiese di provincia, borghi spopolati o aree agricole incolte – che altrimenti non avrebbero la forza economica per avviare un cantiere di recupero. Un meccanismo virtuoso, questo, che ha già permesso di salvare dal degrado decine di beni simbolo del nostro passato, trasformando la sensibilità collettiva in leva per lo sviluppo territoriale.




