Spalletti chiude con la nazionale: "A chi rifiuta, non deve più tornare"
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Redazione Sport
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Luciano Spalletti, dopo l’ultima partita sulla panchina dell’Italia, quella vittoria per 2-0 contro la Moldavia che chiude il suo breve ciclo da commissario tecnico, ha lasciato più di una riflessione a margine. Se da un lato ha ammesso, senza mezzi termini, di non essere riuscito a imprimere la svolta sperata – «Ho fatto male il mio lavoro, non ho migliorato questa squadra» – dall’altro ha lanciato un messaggio netto verso quei giocatori che, in passato, hanno declinato la chiamata della nazionale. «Spero che a quelli che rifiutano ci sia qualcuno che gli dice: in nazionale non tornate più», ha affermato, senza nascondere un velo di amarezza.
Quella di Spalletti, del resto, è stata un’esperienza segnata da difficoltà oggettive, a cominciare dalla condizione fisica dei giocatori, logorati da una stagione lunga e intensa. «Erano affaticati, e forse avremmo dovuto cercare qualcuno più fresco», ha riconosciuto, pur evitando di trasformare queste circostanze in alibi. La partita di Oslo, giocata in condizioni complesse, ne è stata un esempio lampante. Ma se il bilancio tecnico è stato severo, quello umano ha lasciato spazio a un’apertura verso il futuro: «Ai mondiali ci andremo, ne sono convinto», ha detto, augurando buona fortuna al suo successore.
Proprio sul dopo-Spalletti, intanto, si è già materializzata una soluzione inattesa: Claudio Ranieri, reduce dall’addio alla Roma, ha accettato la proposta della federazione per guidare la nazionale, rinviando – almeno temporaneamente – l’idea del ritiro. L’accordo, ancora da definire nei dettagli economici, non gli impedirà di mantenere un ruolo di consulenza nel club giallorosso. Una scelta che, se confermata, rappresenterebbe l’approdo di una carriera ricca di successi, ma finora lontana dall’esperienza in azzurro.




