Il Natale in Ferrari tra mea culpa e sguardi al futuro
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Redazione Sport
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Un velo uggioso e piovigginoso, non dissimile da quello che avvolse il suo debutto quasi dodici mesi prima, accoglieva i giornalisti a Fiorano per il tradizionale pranzo natalizio, un appuntamento che quest'anno ha coinciso con un collettivo, palpabile sospiro di sollievo al termine di una stagione definibile senza mezzi termini come un incubo. L'atmosfera, sebbene improntata alla consueta formalità, trasudava una sincera, per quanto amara, necessità di fare i conti con un annus horribilis, trasformando l'incontro in una sorta di funzione laica dove le scuse, ripetute fino all'esasperazione nel corso dei mesi, hanno lasciato il posto a un più articolato esame di coscienza.
Le responsabilità di Vasseur e l'eredità tecnica
Fred Vasseur, pur presentandosi al convivio nonostante un'annata che avrebbe giustificato ben altro che panettone, ha colto l'occasione per stemperare la propria proverbiale risolutezza, ammettendo, in un clima natalizio propizio alle confessioni, di aver commesso personalmente degli errori. Sebbene continui a respingere con decisione le accuse mosse a Loic Serra per le prestazioni della SF-25, di cui preferisce indicare come responsabile l'ex tecnico Cardile – il quale lasciò il team nell'estate del 2024 – il team principal ha comunque riconosciuto di aver sottovalutato alcuni fattori cruciali. Tra questi, come ha poi specificato, spicca senza dubbio «l'impatto che avrebbe avuto per Lewis Hamilton cambiare squadra dopo vent'anni trascorsi in un altro team», un processo di adattamento per un campione quarantenne che si è rivelato più complesso del previsto.
Il confronto con un mito televisivo e i suoi limiti
Il suo approccio durante l'annata, d'altronde, era parso a molti osservatori simile a quello di Fonzie, il celebre personaggio di "Happy Days", incapace di pronunciare la parola "sbagliato"; una resistenza che, fino a pochi giorni prima a Maranello, Vasseur aveva mantenuto, difendendo le scelte del team. La somiglianza, però, si interrompe proprio nel momento della resa dei conti, poiché mentre il mito televisivo aveva sempre ragione, l'ammissione del manager transalpino solleva immediatamente un interrogativo di non poco conto: come è stato possibile trascurare elementi di tale portata? La prima sottovalutazione, come emerso, riguarda proprio il delicato inserimento di un pilota dalla statura e dalla storia come quella di Hamilton, un passaggio che richiede sensibilità e tempi che forse non furono adeguatamente calibrati.
Una stagione raccontata per immagini
A testimoniare la difficoltà della stagione appena conclusa, bastano le immagini che scorrevano sui maxischermi allestiti nella grande sala affacciata sulla pista, dove i videomaker si sono trovati di fronte al compito arduo di raccontare un'annata da dimenticare. Ne è risultato un montaggio che, inevitabilmente, ha privilegiato le piazze gremite di tifosi, l'operosità dei meccanici – gli unici a vantare un primato, quello della media migliore nei cambi gomme – e i radi momenti di gloria, come i sette podi conquistati da Charles Leclerc. Un racconto per frammenti, insomma, che riflette una realtà frammentata e lontana dalle ambizioni, mentre lo sguardo, pur nel clima di riflessione, inizia già a volgersi verso la prossima sfida del 2026.




