La guerra dei lettini finisce in tribunale: turista tedesco risarcito con quasi mille euro per il resort di Kos
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Redazione Esteri
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Non bastavano le sveglie all’alba, le corse in piscina ancora prima che il bar aperto, e nemmeno la strategia dell’asciugamano lasciato la sera prima, che pure è disciplina olimpica in molti villaggi vacanze: a far pendere l’ago della bilancia ci ha pensato un giudice tedesco. Perché se è vero, come è vero, che la cosiddetta “guerra dei lettini” rappresenta un rituale stucchevole ma ormai accettato del turismo balneare europeo, è altrettanto vero che un conto è alzarsi alle sei, un altro è scoprire che ogni giorno, sistematicamente, non c’è un centimetro di sdraio libero nemmeno per i propri figli. Così un cittadino tedesco, che nello scorso agosto aveva speso 7.186 euro per un pacchetto all-inclusive sull’isola di Kos (quella nell’arcipelago del Dodecaneso, molto gettonata), ha deciso che quella vacanza non era stata semplicemente “stressante”, bensì un prodotto difettoso. E il tribunale di Hannover gli ha dato ragione.
La routine impossibile di un padre di famiglia tra piscina, asciugamani e pavimento
Il racconto, ripreso dalla stampa ellenica come “To Vima” e poi rilanciato da diverse testate internazionali, dipinge il quadro di una vacanza trasformata in un’assurda gara quotidiana. L’uomo, la moglie e i due figli – soggiornavano in una struttura che pure vantava centinaia di camere e sei piscine – non riuscivano mai a trovare un posto per stendersi al sole. Lui si alzava alle sei del mattino, immaginiamo con la rassegnazione di chi sa già come andrà a finire, ma ogni volta l’area della piscina era già disseminata di asciugamani e oggetti personali, lasciati lì da altri ospiti con una tempismo degno di miglior causa. La struttura, va detto, aveva pure un regolamento che vietava espressamente questa pratica; peccato che nessuno – né il personale dell’hotel, né tanto meno il tour operator – lo facesse rispettare. Il risultato, lo ha spiegato l’uomo in aula, era che i suoi figli finivano spesso per sdraiarsi direttamente sul pavimento, perché non c’era alternativa. Lui stesso, ogni mattina, trascorreva circa venti minuti a setacciare la zona piscina nella speranza di un miracolo, ma il miracolo non arrivava mai.
Il tour operator aveva già offerto 350 euro, ma il giudice ha fatto saltare il banco
A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare: ma perché non parlare direttamente con la direzione dell’hotel? Invece, proprio questa è la chiave di volta della vicenda, perché il turista non si è rivolto all’albergo (o almeno non solo a quello), bensì al tour operator che aveva organizzato il viaggio. La società, infatti, dopo le rimostranze del cliente gli aveva riconosciuto un primo rimborso di 350 euro, una cifra che evidentemente l’uomo ha giudicato irrisoria rispetto ai 7.186 euro spesi e, soprattutto, rispetto alla frustrazione patita. Da lì la decisione di rivolgersi al tribunale distrettuale di Hannover. E lì è arrivata la sorpresa, per così dire, perché i giudici non solo hanno stabilito che il pacchetto vacanza presentava un “difetto” (usando proprio questo termine tecnico), ma hanno anche stabilito che il tour operator aveva l’obbligo di garantire una certa “ragionevolezza” nella fruizione dei servizi. Nel dettaglio, la sentenza ha spiegato che, sebbene un’agenzia di viaggi non possa essere ritenuta responsabile di ogni singolo lettino occupato in ogni singolo momento, è comunque tenuta ad assicurarsi che la struttura scelta disponga di un numero di sdraio adeguato rispetto agli ospiti, e che l’accesso a queste non sia sistematicamente impedito da comportamenti scorretti.
L’importo del risarcimento: 986,70 euro e un principio destinato a fare scuola
Alla fine, il risarcimento è stato fissato in 986,70 euro, una cifra che supera di gran lunga il bonario rimborso iniziale e che rappresenta poco meno del 15% del costo totale del viaggio. Un segnale, questo, che non è passato inosservato: la sentenza, sebbene emessa da un tribunale tedesco (quello della città di Hannover, per l’esattezza), potrebbe avere ripercussioni ben più ampie, perché di fatto stabilisce un precedente interessante. Il tour operator, che secondo alcune fonti sarebbe colosso “TUI” (anche se la notizia non lo nomina esplicitamente in tutti i lanci, e noi ci atteniamo ai fatti), non ha commentato oltre la decisione. L’avvocato del turista può invece cantare vittoria: la sua assistito aveva ragione, e la legge gliel’ha riconosciuta. Per chi organizza vacanze, d’ora in poi, non basterà più dire “il regolamento dell’hotel vieta la prenotazione dei lettini”, perché se quel regolamento non viene fatto applicare, il difetto è contrattuale. E se il difetto rovina la vacanza, si paga.




