Rivolta nel carcere minorile di Torino: una notte di disordini
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Redazione Interno
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Nella notte tra l'1 e il 2 agosto, il carcere minorile Ferrante Aporti di Torino è stato teatro di una violenta rivolta. I giovani detenuti, armati di spranghe e bastoni, hanno devastato gli uffici e distrutto le barriere in plexiglass. La situazione è degenerata rapidamente, con i detenuti che hanno preso le chiavi del carcere e tentato un'evasione di massa.
La testimonianza di un agente
Un agente, che ha preferito rimanere anonimo, ha raccontato di essere stato minacciato con un coltello alla gola da due detenuti. "Ero terrorizzato. In quei 20-30 secondi, ho vissuto l'inferno. Credevo di morire", ha dichiarato. L'agente lavora nel padiglione B del carcere Lorusso Cutugno da quasi cinque anni e ha assistito a numerose proteste, ma questa è stata una delle più violente.
Una strategia organizzata
Secondo le indagini, la rivolta è stata pianificata nei minimi dettagli. I detenuti hanno comunicato tra loro utilizzando cellulari nascosti nelle crepe dei bagni, nonostante siano proibiti all'interno delle carceri. La strategia è stata elaborata durante le ore d'aria nei cortili e coordinata tra diversi carceri.
Danni e conseguenze
La furia distruttiva dei giovani detenuti ha causato ingenti danni: porte scardinate, scrivanie sfasciate, vetri infranti e lavandini divelti. Le autorità stanno valutando le misure da adottare per prevenire futuri disordini e migliorare la sicurezza all'interno del carcere.
La rivolta al Ferrante Aporti ha messo in luce le criticità del sistema carcerario minorile e la necessità di interventi urgenti per garantire la sicurezza sia dei detenuti che del personale. Le indagini proseguono per identificare i responsabili e comprendere le motivazioni alla base della rivolta.




