Como-Inter, il rigore fantasma che non ha cambiato la classifica ma accende il dibattito: “Errore grave”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte del Sinigaglia, quella che doveva essere una semplice domenica di calcio, si è trasformata in un teatro di emozioni contrastanti: da una parte la rimonta spettacolare dell’Inter, capace di ribaltare un 2-0 in un 4-3 che sa di fuga scudetto, dall’altra il rammarico di un Como combattivo che – pur uscendo sconfitto – ha almeno il merito di non essersi mai risparmiato, nemmeno nei minuti di recupero. Eppure, se il tabellino sorride a Cristian Chivu (la sua squadra vola ora a +9 sul Napoli, approfittando del pari degli azzurri a Parma), il post partita è stato dominato da un’altra musica, quella di un giallo arbitrale che rischiava di avvelenare un risultato già scritto. L’episodio incriminato, come ormai noto, riguarda il calcio di rigore concesso al Como all’89’, trasformato poi da Da Cunha per il momentaneo 3-4; un penalty che ha riaperto la partita per pochi istanti, ma che – secondo gli addetti ai lavori – non sarebbe mai dovuto esistere.

L’analisi di Marelli: un contatto al contrario e l’errore del Var

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Luca Marelli, ex arbitro e ormai inamovibile opinionista tecnico per Dazn, il quale – nel consueto appuntamento con la moviola – non ha usato mezzi termini per descrivere quanto accaduto sul finire del match. La dinamica, a sentire il suo racconto, è quasi paradossale: l’arbitro Davide Massa, in un primo momento di esitazione, aveva fischiato un calcio di punizione per i lariani, giudicando il contatto tra Nico Paz e Bonny (subentrato da pochi minuti nell’Inter) al limite dell’area. La sala Var, però, ha corretto la posizione, stabilendo che il fallo – se di fallo si vuole parlare – era avvenuto all’interno dell’area. Da lì la decisione di trasformare la punizione in un calcio di rigore, una scelta che Marelli definisce tecnicamente errata e, per certi versi, inspiegabile.

“Il punto è che Bonny non va con le gambe o coi piedi su Nico Paz – ha spiegato Marelli ai microfoni – ma è Nico Paz che, dopo aver tirato, colpisce Bonny tra le gambe”. Un’inversione dei ruoli, insomma, che secondo l’analista rende il contatto non solo non punibile, ma addirittura ascrivibile a un’azione involontaria dell’attaccante del Como. “In un primo momento – prosegue Marelli – Massa assegna una punizione con ammonizione per imprudenza a Bonny, ma come vediamo dalle immagini non c’è alcun fallo”. La conclusione del moviolista è lapidaria: “In sala Var non può passare l’assegnazione del rigore. La decisione migliore sarebbe stata richiamare Massa all’OFR per revocare il fallo”. In sostanza, per l’esperto, ci troviamo di fronte a un errore procedurale grave, mitigato solo dal fatto che – alla fine – i tre punti sono rimasti a Milano.

La rimonta e il verdetto della classe: Chivu sorride ma non solo

Al netto delle polemiche, che restano confinate al dibattito tecnico visto che l’Inter ha chiuso i conti ben prima di quel penalty, la prestazione dei nerazzurri parla da sola. Il match, ricordiamolo, era partito malissimo per la squadra di Chivu: sotto gli occhi attenti di Henry e Varane (seduti sugli spalti a godersi lo spettacolo), il Como di Fabregas era riuscito a imporre il proprio ritmo, colpendo con Alex Valle al 36’ e raddoppiando con il solito Nico Paz allo scadere del primo tempo. Sembrava la serata della svolta per i lariani, invece la reazione dell’Inter è stata quella di una corazzata: Thuram ha accorciato subito, nel recupero del primo tempo, firmando poi il 2-2 all’inizio della ripresa sfruttando un clamoroso errore di Kempf e Butez; quindi è salito in cattedra Dumfries, autore di una doppietta (la prima in carriera in Serie A) che ha ribaltato completamente l’inerzia.

Per Chivu, si tratta di una vittoria che sa di svolta psicologica oltre che di allungo in classifica. Il tecnico, interpellato nel post partita, ha parlato di “maturità” e della capacità di soffrire quando il momento si fa duro. “Sapevamo che non sarebbe stato facile – ha dichiarato – abbiamo sofferto nel primo tempo, ma il gol prima dell’intervallo ci ha dato fiducia”. I numeri, del resto, confermano la superiorità della capolista: 4 gol segnati in trasferta, una rimonta storica che mancava dal lontano 2013 e una difesa che, nonostante i tre gol subiti, ha retto l’urto nei minuti finali, quando il Como – galvanizzato dal rigore – ha sfiorato il clamoroso pareggio con la traversa colpita da Ramon.

Una serata da dimenticare per Massa, ma la classifica non perdona

Tornando all’episodio arbitrale, è doveroso sottolineare come la prestazione di Davide Massa e dei suoi assistenti (Meli e Alassio) finirà inevitabilmente sotto la lente degli osservatori. Se è vero che l’arbitro, in campo, può essere ingannato dalla velocità dell’azione e dalla posizione dei corpi – come ammesso dallo stesso Marelli – è altrettanto vero che il protocollo Var esiste proprio per evitare questi “buchi” tecnici. La mancata on-field review, il fatto cioè che Massa non sia stato richiamato al monitor per rivedere l’azione nella sua interezza (e non solo per valutare la posizione del fallo), rappresenta una crepa nel sistema che ha lasciato interdetti molti addetti ai lavori. Nel silenzio della sala stampa, nessuno ha voluto gettare ombre su presunti complotti, ma il dato di fatto è che per il Como questo rigore – per quanto inesistente – è servito a ben poco: la sconfitta lascia i lariani al quinto posto, scavalcati dalla Juventus e con la Roma che preme alle spalle.

Mentre i riflettori si spengono sul Sinigaglia, l’Inter può così godersi un fine settimana perfetto: il ko del Milan e il pareggio del Napoli hanno trasformato una vittoria sofferta in un vero e proprio allungo decisivo verso il tricolore. La questione del penalty di Nico Paz, destinata a rimanere negli annali come una curiosità statistica o – al massimo – come un “se” nella mente dei tifosi comaschi, non intacca una verità: la squadra di Chivu ha segnato quattro reti in trasferta, ha dimostrato una resilienza che mancava da tempo e ora guarda tutti dall’alto. Per Fabregas, invece, resta l’amarezza per un’occasione persa, addolcita solo dall’orgoglio per una squadra che – pur con i propri limiti – ha saputo mettere in difficoltà la capolista per larghi tratti della gara. Il campionato, si sa, è fatto anche di episodi; alcuni, come questo, servono solo a ricordarci quanto il calcio sia, a volte, ingiustamente imprevedibile.

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