Meta AI e WhatsApp, il dibattito sulla privacy si accende

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’arrivo di Meta AI su WhatsApp, integrata senza possibilità di disattivazione, ha riacceso il dibattito sui confini tra innovazione e tutela della riservatezza. L’assistente basato sull’intelligenza artificiale, sviluppato sul modello Llama 3.2 – con prospettive di evoluzione verso Llama 4 – è stato lanciato globalmente nelle ultime settimane, approdando in Italia dopo Stati Uniti ed Europa. A differenza di altri strumenti opzionali, questa tecnologia non è un’aggiunta marginale, ma un elemento strutturale di un’app utilizzata da milioni di utenti, privati e aziende, per comunicazioni spesso sensibili.

La preoccupazione principale riguarda l’accesso ai dati delle chat. Sebbene Meta ribadisca che le conversazioni rimangono cifrate, l’integrazione di un’IA in grado di processare richieste e generare risposte solleva interrogativi su quali informazioni vengano analizzate e conservate. Gli esperti di privacy sottolineano che, anche in assenza di un’elaborazione diretta dei messaggi privati, il semplice utilizzo del servizio potrebbe implicare la raccolta di metadati, come tempi di interazione o tipologie di domande, utili per profilare gli utenti.

L’investimento da 65 miliardi di dollari previsto da Meta per il 2025 dimostra l’importanza strategica dell’IA per il gruppo, che punta a trasformare i suoi social in piattaforme omnipresenti, capaci di rispondere a ogni esigenza senza uscire dall’ecosistema. Ma è proprio questa ambizione a generare scetticismo: l’impossibilità di opt-out, unita alla mancanza di trasparenza su come i dati vengano trattati, alimenta timori di una sorveglianza sempre più pervasiva.

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