Friedkin delusi dopo il ko contro l’Inter: pronti cambiamenti drastici sul nucleo della squadra
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Redazione Sport
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La sconfitta più dolorosa della stagione, quella che insieme al ko contro il Bologna negli ottavi di Europa League rappresenta probabilmente lo spartiacque emotivo di questo difficile cammino, è arrivata a San Siro dove la Roma ha sbandato in maniera preoccupante. Incassare cinque gol dall’Inter, come è successo nell’ultimo turno di campionato, ha messo in mostra tutti i limiti, sia quelli tecnici che quelli caratteriali, di un gruppo che sembra aver smarrito la bussola. Squadra e allenatore, in questo frangente, finiscono inevitabilmente sotto accusa, mentre dall’alto, dalla proprietà, arrivano segnali di una riflessione profonda e tutt’altro che serena. Nel prepartita, il direttore sportivo Massara aveva voluto certificare pubblicamente la permanenza di Gian Piero Gasperini sulla panchina giallorossa, un tentativo di blindare l’ambiente che però è apparso subito vano dopo il fischio finale. Con Gasperini, a conti fatti, non è cambiato nulla, o almeno non abbastanza: le tensioni, gli errori di mercato – e ce ne sono stati eccome, considerando l’investimento estivo – continuano a rendere questa Roma una squadra fragile, piena di dubbi e incapace di trovare una continuità convincente.
Da sogni Champions a incubo Conference: il crollo di una stagione
Basti pensare che un anno fa, giusto di questi tempi, la Roma trionfava a San Siro contro l’Inter. Riguardare quel tabellino oggi fa un certo effetto, soprattutto se si ricontrolla la formazione allora allenata da Claudio Ranieri: l’attacco era formato da Dovbyk e Shomurodov, due calciatori che non esattamente figurano tra i più grandi rimpianti tra quelli che ieri sera non c’erano nella disfatta. La partita, finita 5-2 per i nerazzurri, ha scatenato le reazioni dei tifosi, i quali hanno etichettato la prestazione con aggettivi poco lusinghieri come «indegni», per citare solo il più urbano tra i commenti che vagano sui social network in queste ore. Adesso per la Roma la missione Champions rischia seriamente di diventare quasi impossibile. Dopo quella bellissima cavalcata di metà stagione, capace di portare addirittura a Trigoria il sogno scudetto – forse troppo prematuro, ma comunque suggestivo – si è verificato il crollo successivo. Un tracollo che in questo momento taglia fuori i giallorossi dai posti validi per la massima competizione europea e, guardando la classifica con occhio critico, oggi consentirebbe solamente la partecipazione alla meno prestigiosa Conference League.
Al di là dei 54 punti in classifica, un bottino che potrebbe illudere, non va dimenticato un dettaglio sostanziale: la Roma è in svantaggio nella classifica avulsa contro la Juventus ed è alla pari con il Como. Tuttavia, anche a causa del pesantissimo 2-5 di San Siro, la differenza reti penalizza nettamente i capitolini, complicando ulteriormente una rincorsa che appare ormai in salita. I Friedkin, dal canto loro, si interrogano su un’ipotesi che si staglia concreta all’orizzonte: la Roma potrebbe buttare un altro anno, e non sarebbe la prima volta, nonostante investimenti si fatti sia durante il mercato estivo che in quello di gennaio, senza dimenticare l’ingaggio di un allenatore quotato come Gasperini.
Spesa da 111 milioni e difesa fragile: i conti che non tornano
«Houston, non abbiamo solo un problema. I problemi sono diventati 15.» Potrebbe essere questo il pensiero che aleggia negli uffici americani della proprietà. Perché sono tante, forse troppe, le sconfitte stagionali accumulate finora, e 11 di queste sono arrivate in campionato, un dato che non si registrava a questo punto del torneo dai tempi di Luis Enrique, agli albori dell’era americana. Spendere 111,5 milioni di euro per non migliorare, anzi per peggiorare il rendimento complessivo, è un paradosso che i Friedkin fanno fatica a digerire. La disfatta pasquale contro l’Inter ha funzionato come un campanello d’allarme che ha attraversato l’oceano, portando a una presa di coscienza: questa rosa non è competitiva, e la tanto sbandierata “stagione di transizione” rischia di diventare una scusa logora.
La proprietà, secondo quanto emerso, sarebbe pronta a modificare drasticamente il nucleo della squadra. Non si parla più di ritocchi, ma di una vera e propria rifondazione che potrebbe mettere in discussione anche quei pilastri che fino a ieri sembravano intoccabili. La difesa è apparsa fragile, gli equilibri precari e la personalità del gruppo altalenante: troppe le pecche per poter competere ad armi pari con le grandi del campionato. La parola d’ordine, quindi, diventa competitività, e per raggiungerla serviranno scelte dolorose. Non è escluso che lo stesso Gasperini, al termine della stagione, si sieda a un tavolo con Massara e i vertici per valutare rosa e strategie, con la consapevolezza che il messaggio proveniente da oltreoceano è fin troppo chiaro: perdere sì, ma a determinate condizioni; arrendersi, mai.




