La Nato abbatte un missile iraniano diretto in Turchia, Trump attacca la nuova Guida Suprema: "Non durerà a lungo"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Mediterraneo orientale è tornato a essere teatro di uno scontro che, di fatto, allarga il perimetro del conflitto mediorientale. I sistemi di difesa aerea della Nato, schierati nella regione, hanno intercettato e neutralizzato un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso la Turchia, come confermato dal ministero della Difesa turco. Il proiettile, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato diretto verso l’aeroporto militare di Incirlik, snodo cruciale per le operazioni dell’Alleanza Atlantica e base logistica per le forze statunitensi nella zona. Non si registrano vittime, hanno precisato le autorità di Ankara, sebbene alcuni frammenti del missile siano precipitati nella provincia di Gaziantep, nel sud-est del Paese, un’area già segnata dalla vicinanza al confine siriano.

L’episodio, il secondo di questo tipo nell’arco di pochi giorni, segna un’escalation significativa nelle tensioni regionali. Sebbene la Turchia, membro Nato, abbia ripetutamente dichiarato di non voler consentire l’uso del proprio spazio aereo per attacchi contro l’Iran, la traiettoria del missile ha costretto l’Alleanza a intervenire direttamente, attivando di fatto i protocolli di difesa collettiva. Allison Hart, portavoce della Nato, ha ribadito la determinazione dell’organizzazione a difendere ogni alleato da qualsiasi minaccia, sottolineando la prontezza operativa delle batterie antimissile dispiegate nel Mediterraneo orientale.

Nel frattempo, lo scenario politico iraniano si è fatto più definito, seppur in un contesto di guerra diffusa. L’Assemblea degli Esperti ha ufficialmente nominato Mojtaba Khamenei, figlio del defunto leader Ali Khamenei, come nuova Guida Suprema della Repubblica Islamica. La scelta, ampiamente anticipata negli ambienti politici di Teheran, arriva in un momento di massima tensione internazionale e in un clima di lutto nazionale per la morte dell’ayatollah, avvenuta all’inizio del conflitto con Israele e Stati Uniti. Bagheri, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato che tutte le procedure legali per la nomina sono state completate, aggiungendo che la nazione si difenderà con tutte le sue forze in quella che ha definito una "battaglia esistenziale".

Dall’altra parte, la reazione di Washington non si è fatta attendere. Il presidente Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha bollato la nomina di Mojtaba Khamenei come "inaccettabile", rilanciando la sua personale crociata contro la leadership di Teheran. In dichiarazioni rilasciate a diversi media americani, Trump ha ribadito con forza la sua posizione: "Senza la nostra approvazione, non durerà a lungo", ha affermato, sostenendo la necessità che gli Stati Uniti abbiano un ruolo nella scelta del futuro leader iraniano. Il presidente americano ha inoltre definito il nuovo supremo leader un "peso leggero", sminuendone l’autorità e insistendo sull’idea che qualsiasi successore debba ottenere il placet dell’amministrazione USA per poter sopravvivere politicamente. Una posizione, questa, che Teheran ha categoricamente respinto, rivendicando la piena sovranità nella scelta del proprio vertice.

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