Oleshky, la città ucraina occupata dove si mangia erba per sopravvivere: appello dell'Onu per un cessate il fuoco locale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A nove chilometri in linea d'aria da Kherson, sulla riva sinistra del Dnipro, c'è una città che da mesi non riceve cibo. Oleshky, occupata dalle forze russe dal febbraio del 2022, è diventata un caso internazionale: secondo le stime del governo ucraino, circa 6.000 persone restano bloccate tra il fiume da un lato e le strade minate dall'altro, con l'ultima consegna regolare di viveri che risale al 26 maggio scorso. Le autorità di Kiev parlano di almeno 1.500 residenti ancora in città, tra cui una quarantina di bambini, e di altre 4.000 persone nei villaggi circostanti.

Senza cibo né medicine, la vita ridotta a una zuppa d'erba

Le testimonianze che filtrano dalla città descrivono una condizione di sopravvivenza estrema. Una donna, raggiunta dalla BBC quando la connessione lo permette, racconta di mangiare una sola volta al giorno: pane azzimo, qualche volta con un pomodoro o un po' di miele, e tè. Le verdure coltivate negli orti durante l'estate sono finite, e così molti residenti hanno cominciato a bollire le erbe selvatiche che crescono nei giardini, la portulaca e gli spinaci selvatici, per farne delle zuppe.

Nei gruppi Telegram locali si scambiano consigli su quali erbe siano commestibili e su come cucinarle. Il mercato improvvisato vicino all'ospedale, dove un tempo si poteva ancora barattare qualcosa, è praticamente scomparso.

L'ospedale, secondo diverse fonti, funziona solo parzialmente, apre pochi giorni a settimana e serve soprattutto per amputazioni d'urgenza. Mancano medicine, acqua corrente ed elettricità. La città è senza luce e senza gas dal 2023, quando il crollo della diga di Kakhovka sommerse interi quartieri.

Le accuse reciproche e l'appello del Consiglio d'Europa

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha portato la crisi di Oleshky davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, definendo quella in corso una «piena bloccata» imposta dalle forze russe e chiedendo che Mosca apra corridoi umanitari. «Se ricordate una sola cosa da questa riunione, ricordate Oleshky», ha detto Sybiha ai membri del Consiglio, accusando la Russia di aver trasformato la carestia in un'arma, come già avvenuto con l'Holodomor.

La Russia respinge le accuse. Il diplomatico Rodion Miroshnik, ambasciatore itinerante del ministero degli Esteri russo, ha definito le dichiarazioni di Sybiha «ipocrisia estrema» e «una menzogna cinica», sostenendo che sono le forze ucraine a impedire l'accesso alla città con attacchi di droni e mine a distanza. Il Cremlino ha ammesso che a Oleshky esiste una «situazione critica» per gli approvvigionamenti, ma ha attribuito la responsabilità a Kiev.

Sul piano internazionale, il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Michael O'Flaherty, ha chiesto un cessate il fuoco locale immediato, accesso umanitario senza ostacoli ed evacuazione sicura dei civili. «I civili, compresi i bambini, sono intrappolati senza cibo, medicine, assistenza medica, acqua corrente ed elettricità sufficienti», ha dichiarato O'Flaherty, ricordando che secondo il diritto umanitario internazionale la Russia, in quanto potenza occupante, ha il dovere di provvedere alla popolazione e di facilitare gli aiuti.

L'operazione con i droni e le strade della paura

Nel tentativo di rompere l'isolamento, le forze ucraine hanno condotto un'operazione di lancio aereo con droni, facendo cadere quattro tonnellate di cibo in un centinaio di punti della città. Secondo le autorità regionali di Kherson, l'operazione è stata condotta in più ondate e mirava a garantire provviste per circa un mese. Oleksandr Tolokonnikov, vice capo dell'amministrazione militare regionale, ha però riferito che in alcuni casi i soldati russi avrebbero sequestrato gli aiuti ai civili.

Lasciare Oleshky è un rischio calcolato. Le strade sono minate e sorvolate da droni, e chi tenta di raggiungere Radensk, il villaggio più vicino a una ventina di chilometri, lo fa a piedi o in bicicletta, spesso di notte. Il 20 settembre una coppia di coniugi è stata uccisa da un drone mentre rientrava in città con un sacchetto di cibo proveniente da Radensk: erano in ritardo rispetto al coprifuoco imposto dalle autorità di occupazione.

Una donna che ha lasciato la città dopo sei ore di cammino ha raccontato che negli ultimi mesi le persone passavano il tempo a cercare cibo, e quello che riuscivano a trovare erano a volte «due patate e due spicchi d'aglio».

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