Allargamento Ue, da Tivat l’ipotesi di un ingresso graduale per i Balcani
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Redazione Esteri
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L’allargamento Ue torna al centro del confronto europeo con una proposta che potrebbe modificare il percorso di adesione dei nuovi membri. Dal summit di Tivat, in Montenegro, è emersa infatti l’ipotesi di un’integrazione graduale dei Paesi candidati, con la possibilità di partecipare ad alcuni settori dell’Unione europea e persino di ottenere un posto ai tavoli decisionali prima dell’adesione formale. Le indicazioni sono arrivate dalle dichiarazioni dei leader europei presenti all’incontro che ha riunito gli Stati membri dell’Unione e i sei Paesi dei Balcani occidentali: Serbia, Montenegro, Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord e Kosovo.
L’incontro si svolge in una fase che Bruxelles considera favorevole per rilanciare il processo di allargamento. Al centro della discussione non c’è soltanto l’ingresso futuro dei Paesi candidati, ma anche la ricerca di strumenti concreti per avvicinarli progressivamente alle istituzioni europee. L’idea di una partecipazione per settori rappresenta uno degli elementi più significativi emersi dal vertice, perché consentirebbe un coinvolgimento anticipato rispetto alle procedure tradizionali che portano all’adesione completa.
La proposta emersa dal vertice tra Unione europea e Balcani occidentali
Tivat, ex base navale jugoslava oggi conosciuta come una delle località più esclusive dell’Adriatico montenegrino, ha ospitato il confronto tra l’Unione europea e i partner balcanici in un momento particolarmente delicato per il continente. Le proposte sostenute da Francia e Germania puntano a costruire un percorso più graduale per i Paesi che aspirano a entrare nell’Unione, superando almeno in parte la rigida distinzione tra status di candidato e adesione definitiva. La possibilità di partecipare a specifiche politiche europee prima dell’ingresso ufficiale viene considerata una delle opzioni più concrete discusse durante la giornata.
Il summit si inserisce inoltre in un contesto internazionale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche. Sullo sfondo delle discussioni rimangono infatti la guerra in Ucraina e la crisi che coinvolge l’Iran, temi che influenzano il dibattito sul futuro dell’Europa, sulla sicurezza continentale e sul ruolo che l’Unione intende assumere nei prossimi anni. Anche per questo motivo il dossier dell’allargamento ai Balcani occidentali viene osservato con particolare attenzione dalle istituzioni europee.
L’assenza di Meloni e le polemiche politiche
Al vertice non ha partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo quanto riferito, l’assenza è stata determinata dal protrarsi della cerimonia celebrativa del 212° Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria. La premier avrebbe informato personalmente il presidente montenegrino Jakov Milatovic e il presidente del Consiglio europeo António Costa, manifestando il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione, la cui conclusione era prevista nel pomeriggio.
L’assenza della presidente del Consiglio ha alimentato immediatamente il confronto politico in Italia. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha criticato duramente la mancata partecipazione al summit. Il parlamentare ha evidenziato come a Tivat si stessero discutendo questioni considerate centrali per il futuro dell’Europa, dall’allargamento ai Balcani occidentali alla stabilità del continente, fino alle conseguenze della guerra in Ucraina. Le dichiarazioni hanno aggiunto una dimensione politica interna a un vertice che per Bruxelles rappresenta uno dei passaggi più rilevanti del percorso di avvicinamento tra l’Unione europea e i Paesi della regione balcanica.
Accanto al tema dell’allargamento, il vertice ha affrontato anche altri dossier aperti nell’area balcanica, tra cui la situazione in Bosnia-Erzegovina e le difficoltà legate alla nomina di un nuovo Alto rappresentante. Questioni che si intrecciano con gli equilibri regionali e con la strategia europea verso una regione considerata sempre più importante nel quadro politico e diplomatico del continente.
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