Emergenza medici di pronto soccorso: gli incentivi del governo non bastano
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Redazione Salute
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I medici di pronto soccorso stanno diventando una rarità nel sistema sanitario. I piccoli incentivi economici introdotti dal governo, consistenti in modiche indennità, si stanno rivelando del tutto insufficienti per rendere appetibile una professione resa estremamente gravosa da organici ridotti e condizioni di lavoro proibitive.
La crisi delle specializzazioni
Anche quest'anno, il numero di giovani che ha scelto di iscriversi alle scuole di specializzazione non è riuscito a coprire l’offerta totale dei posti banditi. Dei 15.283 contratti messi a bando, ben 2.569 (circa il 17%) non hanno trovato un candidato. La medicina d’emergenza-urgenza mostra i numeri più critici, con quasi la metà (il 45%) dei posti rimasta vacante.
Il circolo vizioso per il personale
Questa carenza alimenta un circolo vizioso: la penuria di specialisti aumenta la pressione su quelli rimasti in servizio, rendendo il ruolo ancor meno desiderabile ai occhi dei neolaureati. Questi, comprensibilmente, preferiscono orientarsi verso specialità che promettono una migliore qualità della vita, aggravando ulteriormente la situazione nei pronto soccorso.
La questione parallela dei biologi
Alla crisi medica si aggiunge la questione parallela dell’accesso dei biologi alle scuole di specializzazione. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi ha espresso preoccupazione per la mancata attuazione delle norme che avrebbero dovuto disciplinare le borse di studio per le scuole ad accesso comune, lasciando scoperti ulteriori posti.




