Jashari e la "besa": la parola data che ha portato il Milan a investire 36 milioni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Paese che vai, usanza che trovi. In Albania, dove la tradizione si intreccia con la modernità, esiste un codice non scritto che vale più di un contratto: la besa, una promessa solenne che lega chi la pronuncia in modo indissolubile. È questo il patto, silenzioso ma inequivocabile, che Ardon Jashari ha stretto con il Milan, convincendo il club a puntare su di lui nonostante le cifre record. Trentasei milioni, più tre di bonus: un investimento che lo colloca tra i centrocampisti più costosi della storia della Serie A, agganciando nientemeno che Geoffrey Kondogbia.

"Milan, Jashari lo capisci da questa trattativa. È uno che se si mette una cosa in testa...". A parlare è Sascha Stauch, ct della Svizzera Under 21, che del giovane centrocampista ha fatto il perno della sua squadra. "Un leader nato", lo definisce, senza esitazioni. E lo ripete, come per sottolinearne l’autorevolezza già matura nonostante l’età. Stauch, che lo ha seguito passo dopo passo, non ha dubbi: "È pronto per il Milan".

Jashari, dal canto suo, non nasconde l’emozione. "Il Milan è un sogno diventato realtà", ha confessato nella sua prima intervista da rossonero. "Quando ho visto che il club era interessato, ho sentito un orgoglio enorme. Ma è stato il progetto presentato a me e alla mia famiglia a convincermi definitivamente. Ho dato la mia parola, perché fin da bambino sognavo questo momento". Un sogno coltivato in famiglia, tra racconti di una squadra che, per molti come lui, rappresenta un mito.

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