Florence Pugh e il caso Cornell, la procura riapre le indagini sullo stupro di gruppo
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Redazione Esteri
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La riapertura dell'inchiesta sullo stupro di gruppo avvenuto alla Cornell University nell'ottobre del 2024 ha riportato al centro dell'attenzione pubblica una vicenda che aveva lasciato molte domande senza risposta. La procura della contea di Tompkins ha deciso di riesaminare il caso dopo che la presunta vittima, identificata con lo pseudonimo di Jane Doe, ha depositato una nuova denuncia civile il 16 settembre, sostenendo di essere stata drogata con ketamina e violentata da sette uomini nella casa della confraternita Chi Phi, quando aveva vent'anni.
Le parole di Florence Pugh
Sul caso è intervenuta con durezza l'attrice britannica Florence Pugh, che domenica ha affidato al suo profilo Instagram una lunga riflessione. «Questa cosa mi fa infuriare, come dovrebbe far infuriare chiunque al mondo», ha dichiarato, spiegando di sentirsi «a disagio, disgustata e in ansia» per quanto accaduto. Il suo intervento si è concentrato sul silenzio degli uomini e sulla responsabilità di chi, pur sapendo, non è intervenuto.
«Come potete pretendere che crediamo al “non tutti gli uomini” quando, in momenti come questo, molti di voi restano in silenzio?», ha scritto, aggiungendo che «chiunque sapesse o avesse sentito parlare di quanto stava per accadere dovrebbe essere guardato con grande preoccupazione».
Pugh ha poi rivolto le sue critiche alle istituzioni scolastiche, sostenendo che «college, scuole e università continuano a tradire le donne in tutto il mondo». Secondo l'attrice, gli atenei proteggono i ragazzi per timore di rovinare il loro futuro, senza considerare le conseguenze sulla vita delle vittime. Il post ha superato 1,9 milioni di like, ma l'attrice ha anche reso noto che la piattaforma ne avrebbe inizialmente limitato la diffusione, salvo poi rimuovere la restrizione dopo una revisione.
La riapertura delle indagini
La nuova denuncia ha spinto il procuratore distrettuale Matthew Van Houten a riaprire il fascicolo e a dichiarare che il caso sarà sottoposto a un grand jury. Van Houten ha spiegato che la decisione originaria di non procedere, nel 2024, era legata alla circostanza che la prima deposizione della donna non conteneva l'accusa di essere stata drogata senza il proprio consenso.
La legge dello Stato di New York, ha osservato il procuratore, considera l'incapacità mentale rilevante ai fini del consenso solo quando la persona è stata indotta ad assumere sostanze senza saperlo; se invece l'assunzione è stata volontaria, anche un grave stato di ubriachezza non basta, da solo, a configurare l'assenza di consenso. Van Houten ha definito il comportamento attribuito ai membri della confraternita «senza dubbio disgustoso e moralmente riprovevole», precisando però di essere vincolato dal dettato normativo.
La posizione della governatrice Hochul
Sulla questione è intervenuta anche la governatrice di New York, Kathy Hochul, che ha annunciato l'intenzione di colmare quella che ha definito una lacuna legislativa. «L'intossicazione volontaria non è una licenza per la violenza sessuale o lo stupro di gruppo, punto», ha dichiarato, nominando la procuratrice generale Letitia James come procuratore speciale per seguire il caso.
Hochul ha inoltre espresso la volontà di lavorare con il legislatore statale per modificare la norma, in modo che l'incapacità di prestare consenso venga riconosciuta anche quando la vittima ha assunto alcol o droghe per propria scelta. Il disegno di legge, già approvato più volte dal Senato, è finora rimasto bloccato all'Assemblea.
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