L'ultimo volo di Sonia: pagò per morire, il suo carnefice la uccise in Florida
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Redazione Esteri
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Si chiamava Sonia Exelby, aveva trentadue anni, ed era partita dal Regno Unito con un biglietto di sola andata verso la morte. La sua storia, venuta alla luce con i dettagli più agghiaccianti attraverso le carte processuali e le testimonianze raccolte dagli investigatori, è quella di un patto funesto stretto nel buio di una chat online: una somma di quattromila dollari, il corrispettivo pattuito per farsi uccidere da Dwain Hall, un uomo di Ocala, in Florida, che ora si trova in carcere con l'accusa di omicidio di primo grado e sequestro di persona.
Il patto digitale e la fuga verso la Florida
L'incontro tra Sonia e il suo presunto carnefice è avvenuto su un sito web di natura fetish, dove la donna, affetta da gravi problemi di salute mentale e con una chiara intenzione suicida, aveva manifestato il desiderio di trovare qualcuno disposto ad abusare di lei e a porre fine alla sua vita. È lì che ha incrociato la strada di Dwain Chadwick Hall, un uomo di 53 o 54 anni, che si nascondeva dietro lo pseudonimo di "Alphasadist" e che, secondo quanto ricostruito, avrebbe coltivato il suo lato oscuro e la sua ammirazione per Anubi, il dio egizio della morte.
Dopo circa due anni di conversazioni su Telegram e altri canali protetti, i due hanno messo a punto il loro macabro progetto: Sonia sarebbe volata negli Stati Uniti per essere torturata e uccisa, in cambio del denaro necessario a saldare i debiti di Hall con il fisco americano. Un tentativo di organizzare una fuga simile, già avvenuto nell'agosto 2024, era stato sventato dalla polizia britannica, che le aveva sequestrato computer e telefono, costringendola a sottoporsi a cure. Ma nella primavera del 2025, la donna è riuscita a riprendere i contatti e a concretizzare il piano.
L'arrivo ad Halloween di sangue e i messaggi di terrore
Il 10 ottobre 2025, il volo di Sonia Exelby è atterrato all'aeroporto di Gainesville, in Florida. Ad accoglierla c'era Hall, che l'ha accompagnata in un Airbnb isolato nella zona di Reddick, nella contea di Marion. Quello che doveva essere l'epilogo di una sofferenza annunciata si è trasformato in un incubo di tre giorni, durante i quali Hall l'avrebbe violentata più volte e torturata, arrivando addirittura a filmare le sue violenze prima di cancellare i video, poi recuperati dagli inquirenti.
Le immagini mostrano Sonia in stato di shock e ricoperta di lividi, mentre risponde con esitazione alle domande di Hall, confermando il suo desiderio di essere pugnalata e morendo. Ma è soprattutto il contenuto dei messaggi che Sonia è riuscita a inviare a un'amica su Discord, l'11 ottobre, a gettare una luce agghiacciante su quanto stava accadendo. "Mi ha detto che non c'è via d'uscita a meno che non gli spari", ha scritto la ragazza, rivelando di essere stata rinchiusa in una stanza e di aver iniziato a mettere in dubbio tutto.
"Pensavo che l'avrebbe fatto in fretta e che non mi avrebbe dato il tempo di rendermi conto che questo è l'ultimo giorno della mia vita", ha aggiunto, fino al drammatico messaggio finale: "Il mio tempo è finito".
Le indagini e la scoperta della fossa
A dare l'allarme, il 13 ottobre, sono stati i familiari e il compagno di Sonia, che non la vedevano rientrare a Portsmouth. La polizia britannica, attraverso l'Interpol, ha subito allertato le autorità della Florida, fornendo loro il profilo della ragazza: una persona vulnerabile e con ideazioni suicide, che aveva espresso l'intenzione di recarsi negli Stati Uniti per essere uccisa. È stato proprio seguendo le tracce delle transazioni con le carte di credito della vittima, usate da Hall per prelevare denaro, che gli investigatori sono risaliti a lui.
Hall, inizialmente, ha negato di conoscere Sonia, per poi rilasciare versioni contrastanti, ammettendo infine di aver avuto rapporti con lei e di essere stato informato delle sue intenzioni suicide. La svolta è arrivata il 17 ottobre, quando le squadre di soccorso hanno rinvenuto il corpo senza vita di Sonia Exelby in una fossa poco profonda, in un'area boschiva di Marion Oaks. L'autopsia ha stabilito che la morte è stata causata da quattro coltellate inferte al busto, con lesioni che hanno perforato l'aorta, lo stomaco e altri organi vitali.
Un esame tossicologico ha inoltre rilevato la presenza di cannabinoidi e un tasso alcolemico di 0.064, che, come noto, può compromettere la lucidità.
Le prove schiaccianti e il processo
Le prove raccolte contro Hall sono apparse fin da subito schiaccianti. Prima ancora che Sonia arrivasse, l'uomo aveva acquistato in un negozio una pala, corda e detergente per armi. La pala, poi ritrovata nel suo garage e con il marchio corrispondente a quello trovato sulla tomba, aveva ancora tracce del DNA della vittima. Un'altra prova fondamentale è giunta da un pacco che Hall aveva spedito a un amico in Ohio, contenente un coltello insanguinato con il sangue di Sonia.
A tutto ciò si aggiungono le registrazioni delle telefonate dal carcere, nelle quali Hall dice alla moglie di non credere di aver fatto nulla di male, sostenendo di aver agito per "compassione" e di aver semplicemente dato a Sonia ciò che desiderava. L'uomo, che ha già dichiarato la sua innocenza, dovrà rispondere davanti alla giustizia americana delle accuse di omicidio di primo grado, sequestro di persona e frode con carte di credito. Durante l'udienza preliminare, il giudice ha negato la cauzione, rilevando la presenza di un "enorme quantità di prove" a suo carico.
La sua difesa, intanto, ha annunciato che il cliente manterrà il diritto al silenzio, in attesa di esaminare il materiale accusatorio.
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