Il liceo censurato su Gaza, il collettivo studentesco sotto osservazione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le attività di sensibilizzazione sulla questione palestinese all'interno degli istituti superiori italiani finiscono sotto la lente di ingrandimento. Al liceo scientifico Augusto Righi di Roma, il collettivo studentesco Ludus, che riunisce un gruppo di ragazzi e ragazze impegnati in iniziative di protesta contro le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, avrebbe ricevuto quella che viene definita un'«attenzione speciale» da parte della dirigenza scolastica.

Un caso che solleva interrogativi sulla libertà di insegnamento e sul diritto allo studio di temi di attualità internazionale, in un clima politico e culturale sempre più polarizzato attorno al conflitto mediorientale.

La didattica sotto la lente

La vicenda coinvolge Valerio, Emma e Maddalena, studenti del Righi e membri attivi del collettivo, che insieme ad altri compagni hanno organizzato dibattiti e momenti di riflessione sul conflitto in corso. L'iniziativa, che rientrava in un più ampio programma di educazione civica e di approfondimento storico, avrebbe però innescato una serie di verifiche da parte dei dirigenti scolastici.

A queste pressioni interne si sarebbero aggiunte, secondo quanto ricostruito, sollecitazioni provenienti da ambienti governativi e da alcune associazioni e partiti che sostengono la politica dello Stato di Israele, i quali avrebbero chiesto un monitoraggio più stretto sui contenuti didattici proposti agli studenti, al fine di evitare quella che viene percepita come una strumentalizzazione politica dell'istituzione scolastica.

Poesie da Gaza e l'onda lunga della solidarietà

Parallelamente alle tensioni interne al mondo della scuola, un'iniziativa culturale legata al territorio palestinese ha ottenuto un successo editoriale senza precedenti. L'antologia poetica intitolata "Il loro grido è la mia voce – Poesie da Gaza", pubblicata da Fazi Editore nell'aprile del 2025, ha infranto ogni previsione di vendita per un genere di nicchia come la poesia. I proventi derivanti dalle vendite sono stati interamente devoluti per finanziare l'acquisto di farmaci e visite mediche destinate a circa novemila pazienti tra bambini, donne e uomini rimasti intrappolati nella Striscia.

Un caso letterario che ha trasformato versi di autori sconosciuti al grande pubblico in un concreto strumento di aiuto umanitario, ribaltando la celebre massima di Oscar Wilde sull'inutilità dell'arte e dimostrando come, in determinate circostanze, la parola scritta possa tradursi in azione sociale diretta.

L'educazione al tempo della guerra

La dicotomia tra la parola poetica e gli strumenti della narrazione tradizionale emerge con forza nelle riflessioni suscitate da questa raccolta. Ciò che rende peculiari queste scritture è l'assenza di distanza tra l'evento traumatico e la sua restituzione letteraria, una coincidenza che annulla la tradizionale rielaborazione narrativa per restituire un grido che è immediatamente testimonianza e non rappresentazione.

Gli operatori culturali, dagli insegnanti agli editori, si trovano così a operare sullo sfondo di uno scenario bellico che rischia di destabilizzare gli equilibri globali, con il Medio Oriente che diventa teatro di possibili escalation.

Le accuse di genocidio e le dinamiche di colonialismo di assediamento alimentano un dibattito che, come dimostra il caso del liceo Righi, finisce per investire anche i luoghi deputati alla formazione, dove il tentativo di narrare la contemporaneità si scontra con le pressioni di una politica estera che fatica a trovare spazi di mediazione all'interno dei confini nazionali.

La scrittura come resistenza

In questo contesto di tensioni e divieti, l'esperienza del collettivo romano e il boom di vendite dell'antologia poetica rappresentano due facce della stessa medaglia. Da un lato, il tentativo di censurare o limitare il dibattito all'interno delle aule; dall'altro, la risposta del mercato e della società civile che, attraverso l'acquisto di un libro, ha scelto di sostenere una popolazione martoriata.

La poesia, spesso ritenuta una forma d'arte elitaria e distante, si è fatta carico di un'urgenza umanitaria, finanziando strutture sanitarie in un territorio dove la sopravvivenza quotidiana è messa a dura prova dai bombardamenti e dall'assedio. La forza di quelle parole risiede nella loro capacità di raccontare un presente che non può attendere il tempo della rielaborazione storica, ma chiede invece un ascolto immediato e partecipe.

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