Scritta "lista stupri" al liceo Giulio Cesare, collettivo studentesco denuncia il gesto
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Redazione Interno
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Una scritta inquietante, che riportava la definizione di "lista stupri" accompagnata dai nomi di una decina di studentesse, è stata rinvenuta su una parete dei bagni maschili del liceo Giulio Cesare, situato nel quartiere Trieste di Roma. L'episodio, la cui gravità è stata immediatamente evidente, ha provocato una profonda perturbazione all'interno dell'ambiente scolastico, sollevando interrogativi urgenti sul clima che si respira tra i giovani. A portare alla luce pubblicamente il fatto, dopo la sua scoperta, è stato il collettivo studentesco Zero Alibi, il quale ha scelto di diffondere la notizia attraverso un post pubblicato sul proprio profilo Instagram, denunciando senza mezzi termini la violenza simbolica dell'accaduto.
La dinamica della scoperta
Le parole, tracciate con un pennarello di colore rosso, erano ben visibili sul muro di un bagno al secondo piano dell'istituto, creando una sorta di catalogo aberrante che associava nominativi reali di ragazze a una minaccia inaccettabile. La scelta del luogo, per sua natura semi-privato e frequentato principalmente da studenti maschi, sembra voler accentuare il carattere di complicità e di sfida che sta alla base del gesto, il quale, pur non configurando un reato in sé, rappresenta un atto di aggressione psicologica di notevole impatto. La scuola, che pure si era recentemente distinta per iniziative di sensibilizzazione, si è così trovata a dover fare i conti con una manifestazione cruda di una cultura misogina che fatica a essere estirpata.
Il precedente degli strappi
Il collettivo Zero Alibi, nel rendere nota la vicenda, ha anche ricordato un episodio precedente, avvenuto sempre all'interno del medesimo liceo, dove alcuni fogli contenenti richieste degli alunni per una maggiore attenzione sul tema della violenza di genere erano stati strappati via. Questo duplice accadimento, la rimozione delle istanze positive e la comparsa della lista infame, delinea un contesto preoccupante, segnato da una contrapposizione tra spinte al cambiamento e resistenze arroccate su posizioni retrograde. La vicenda si è peraltro verificata a pochi giorni di distanza dalla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, un periodo in cui le riflessioni sul tema dovrebbero essere più vive che mai.
Le richieste del collettivo
Oltre alla ferma condanna del gesto, il collettivo ha espresso con chiarezza le proprie rivendicazioni, indicando nella lotta al patriarcato e nell'introduzione di un'educazione sessuo-affettiva obbligatoria gli unici strumenti in grado di scardinare alla radice simili fenomeni. La loro posizione, che va al di là della semplice richiesta di punizione per gli autori materiali, punta a sollecitare un intervento strutturale e formativo che modifichi la cultura di fondo, responsabile, a loro avviso, di aver generato il terreno fertile per un simile atto. La questione, dunque, si sposta dal piano della cronaca nera a quello di un dibattito più ampio sul ruolo che l'istruzione deve avere nel formare le coscienze dei giovani, contrastando attivamente ogni forma di degrado e di violenza, anche quando essa si esprime attraverso scritte sui muri.
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