Nuova intimidazione a studentesse dopo la lista degli stupri al liceo Giulio Cesare
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Redazione Interno
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Le scritte che, in un bagno del liceo Giulio Cesare, elencavano i nomi di nove studentesse accanto alla parola “stupro”, sono state rimosse in fretta. Quella cancellazione, però, non ha saputo arginare la ferita che si è aperta nell’istituto, una delle scuole più conosciute della capitale, dove l’episodio ha lasciato un segno profondo. I genitori di alcune delle ragazze coinvolte, in una lettera aperta indirizzata agli autori del gesto, hanno definito l’accaduto come “un fatto antico quanto il patriarcato stesso”, puntando il dito contro una cultura della violenza che sembra riemergere anche tra i banchi. La reazione degli studenti, dal canto loro, ha sorpreso molti, perché ha immediatamente rifiutato la logica della caccia al colpevole fine a se stessa, chiedendo invece risposte concrete e un cambiamento culturale, più che mere punizioni.
Le intimidazioni proseguono fuori dalla scuola
Se all’interno del liceo si è cercato, almeno formalmente, di ricucire lo strappo, le minacce sono presto uscite dai confini scolastici per raggiungere direttamente le vittime nella loro sfera privata. Una di loro, infatti, ha subito una nuova e grave intimidazione proprio a casa propria: nella notte di sabato, qualcuno ha suonato insistentemente al citofono della sua abitazione e, quando i genitori hanno risposto, si sono sentite soltanto urla sovrapposte e un frastuono di voci che lanciavano insulti. Un episodio che, oltre a far crescere la paura, dimostra come la vicenda non sia un semplice atto vandalico confinato tra le mura dell’edificio, ma stia assumendo i contorni di una persecuzione, con l’obiettivo dichiarato di silenziare e umiliare chi è stato colpito dalla lista.
L’indagine della polizia e l’ipotesi del movente politico
Dinamiche sulle quali si sta concentrando l’indagine della polizia, che ha già convocato la preside dell’istituto per acquisire ogni dettaglio utile. Le ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti sono di minaccia aggravata e di istigazione a delinquere, reati che potrebbero essere contestati a chi ha materialmente vergato i nomi. Sullo sfondo, secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, sembra profilarsi un movente di natura politica, legato alle recenti elezioni studentesche svoltesi nella scuola. La “lista degli stupri”, insomma, non sarebbe nata da un gesto casuale, ma configurerebbe una vera e propria ritorsione, una vendetta post-elettorale per punire e mettere a tacere gli esponenti più in vista di un certo schieramento, in un contesto, come quello del Giulio Cesare, storicamente associato alla borghesia romana.
La caccia al sospettato e la delicatezza delle indagini
Le indagini procedono dunque con estrema cautela, nel tentativo di definire ogni particolare e di attribuire le giuste responsabilità, anche per eventuali mandanti. La polizia, che ha già condotto sopralluoghi all’interno della scuola, avrebbe un sospettato, presumibilmente uno studente interno, ma al momento non ci sono ancora conferme ufficiali che possano portare a un fermo. La delicatezza dell’inchiesta, che coinvolge minorenni e tocca temi estremamente sensibili, impone infatti massima riservatezza, evitando fughe di notizie che potrebbero pregiudicare il lavoro investigativo o, peggio, ledere ulteriormente le giovani vittime, la cui unica “colpa” è stata quella di aver guadagnato consenso in una competizione democratica come quella per la rappresentanza studentesca.




