La sindaca di Andria: “Vicini al dolore di Bisceglie”. E intanto spunta la segnalazione ignorata sul pino killer
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La morte di una bambina, si sa, impone un silenzio che è innanzitutto rispetto. “Davanti alla morte possiamo solo tacere, manifestando il nostro dolore e la nostra vicinanza alla città di Bisceglie”: con queste parole, asciutte e misurate, la sindaca di Andria, Giovanna Bruno, ha commentato la tragedia che ha spezzato la vita di Alicia Amoruso, la dodicenne uscita da scuola e finita sotto il peso di un albero sradicato dalle raffiche di vento. Un episodio, quest’ultimo, che si inserisce in una più ampia emergenza climatica – quella che nelle stesse ore ha messo a dura prova anche il comune federiciano – ma che, nel caso specifico di Bisceglie, ha aperto uno scenario ben più inquietante di una semplice fatalità atmosferica. Perché se è vero che il maltempo ha funto da detonatore, è altrettanto vero che la miccia era già lì, carica da tempo.
Un pino non potato da dieci anni e un censimento fantasma
L’albero che ha ucciso Alicia non riceveva potature da almeno un decennio, forse anche di più. Non si tratta di un dettaglio tecnico, bensì di un indizio che pesa come un macigno sulla gestione del verde pubblico. A renderlo ancora più grave è l’assenza, mai colmata, di un censimento sistematico delle piante a rischio: una mancanza che non riguarda solo le sterili polemiche dell’opposizione, ma che era stata segnalata persino dall’ufficio tecnico comunale. In pratica, chi avrebbe dovuto vigilare aveva già messo nero su bianco il pericolo, senza che poi si traducesse in azioni concrete. E così, tra una raccomandazione e l’altra, il pino è rimasto in piedi – o meglio, in bilico – proprio all’altezza dell’ingresso della scuola Dell’Olio-Cosmai, dove ogni giorno transitano centinaia di persone.
L’allarme lanciato tre mesi fa: “Rami spezzati, un pericolo incombente”
La storia, però, ha un capitolo ancora più crudo. Perché la pericolosità di quello specifico pino era già stata segnalata, e con dovizia di particolari, dall’associazione Spazio Civico. Non in via informale, ma attraverso un post su Facebook e poi con un appello pubblicato sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno lo scorso 13 gennaio. In quell’occasione, il gruppo aveva parlato apertamente di “rami spezzati sorretti solo dalla chioma sottostante”, definendo la pianta “un pericolo incombente” per chi frequenta la scuola. La situazione, avevano scritto, è “globalmente compromessa, frutto di una mancanza di attenzione”. Parole che oggi suonano come una sentenza anticipata: nessuno le ha ascoltate, nessuno è intervenuto, e tre mesi dopo una bambina di dodici anni ha pagato con la vita.
Vento e incuria: quel che resta di un’emergenza annunciata
Nel frattempo, l’allerta meteo continua a flagellare il Centrosud, con raffiche di vento che hanno seminato danni e paura in più regioni. Ma mentre i riflettori si accendono sugli sviluppi giudiziari – è inevitabile, in questi casi, che si cerchi una responsabilità penale – resta il dato di fondo: a Bisceglie, qualcuno sapeva. Sapeva e non ha fatto. E non si tratta di una generica disattenzione, bensì di una precisa sequenza di segnalazioni, richieste, appelli, tutti finiti nel vuoto. La sindaca Bruno, dal canto suo, ha voluto sottolineare l’importanza di “prendere precauzioni” anche ad Andria, dove per fortuna non si sono registrate conseguenze gravi. Una cautela, la sua, che appare oggi meno burocratica e più carica di quel peso che solo una tragedia come questa può restituire alla parola “prevenzione”.




